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Il giornalista: un mestiere pericoloso in Messico

Il Messico è uno degli Stati in cui è più pericoloso svolgere l’attività di giornalista e con il numero più elevato di morti, inoltre, non vi sono tutele perché gli assassini rimangono impuniti. L’ultima vittima è Francisco Pacheco Beltran, giornalista e corrispondente dalla città di Taxco nello stato di Guerrero. Le testate per cui lavorava erano El Sol de Acapulco ed El foro de Taxco.



Francisco aveva partecipato e raccontato diversi eventi internazionali, come ad esempio i mondiali di calcio in Brasile. Il giornalista è rimasto ucciso all'istante a seguito di colpi da arma da fuoco mentre stava tornando a casa.
Purtroppo ci troviamo ancora in un mondo in cui la libertà di stampa è molto limitata in diversi Paesi e quello del giornalista non è tra i mestieri più liberi e sicuri. In Messico sono undici i casi registrati di aggressione ai giornalisti dall’inizio dell’anno e dal 1992 ben trentasei sono i giornalisti uccisi per il loro lavoro e una dozzina morti in violente e/o misteriose circostanze.


La situazione del giornalismo in Messico è complicata: la stampa è manipolata dalle grandi imprese editoriali, c’è molto controllo da parte del governo sulla stampa, anche perché i media spesso sono finanziati dal governo; vi sono poi diversi tipi di censura e gli interessi del governo vengono prima di quelli dei lettori.
La vita è dura per i giornali dell’opposizione, la carta stampata è impregnata di ideologia e c’è poca informazione. Questi e molti altri fattori hanno portato a una perdita di credibilità nei confronti dei cittadini e lettori: è quanto sostiene la Revista Mexicana de Comunicación (RMC), una delle maggiori riviste di giornalismo in lingua spagnola in Messico.


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