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Il pensiero della guerra e gli strumenti della pace

"Se il pensiero della guerra si basa su un'unità di idee e sul monologo, allora gli strumenti di pace dovrebbero consistere in una varietà di pensieri umani che dialogano fra loro": queste parole della regista Samira Makhmalbaf sui concetti di guerra e di pace dovrebbero far riflettere molto.


Samira nasce a Teheran, in Iran, nel 1980. Figlia d'arte, in quanto figlia del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, già ad otto anni compariva nel film, piuttosto acclamato da critica e pubblico, The Cyclist diretto dal padre. Dopo aver terminato la scuola di cinematografia, è stata assistente alla regia del padre per Il silenzio del 1988. Ha debuttato alla regia a soli venti anni con la pellicola La mela nel 1998, premiato e presentato al Festival del Cinema di Cannes in una delle sezioni collaterali. Fra i suoi film più importanti si ricordano Lavagna (2000), Joy of Madness (2003) e Alle cinque della sera (2003).
Su un film in particolare di Samira Makhmalbaf mi soffermerò a breve, si tratta di Viaggio a Kandahar del 2001. Film impegnato e dal tema attuale, Viaggio a Kandahar è una sorta di odissea nell'Afghanistan devastato dalla guerra e martoriato dal regime dei talebani. Nafas, una giornalista fuggita dall'Afghanistan durante la guerra e rifugiata in Canada, riceve una lettera disperata da sua sorella minore, che minaccia di suicidarsi nel giorno dell'ultima eclisse del millennio. Nafas decide di andare a Kandahar in soccorso alla sorella.


Proprio sulla libertà femminile verte uno fra i più importanti argomenti di confronto fra Oriente e Occidente: se tra i principi del Corano c'è quello di rispettare la propria moglie, è pur vero che conta ancora una certa interpretazione della Shari'a, per cui il potere maschile è prevaricante. Un simbolo che segna la sottomissione femminile è il velo: il "chador" che copre il capo o il "burqa" che copre l'intera figura. Lo “hijab” (copertura) è prescritto dal Corano per tutte le donne, anche se in alcune nazioni non è più obbligatorio, per un'interpretazione del Corano secondo la quale Dio domanderebbe alle donne semplicemente modestia nel vestire e nel comportamento. All'interno di questa dimensione di sottomissione gioca un ruolo molto importante l'istruzione, spesso vietata alle donne, poiché l'istruzione e l'emancipazione femminile appaiono fra gli strumenti più incisivi per superare intolleranze e fondamentalismi di ogni genere.

Francesca Rita Rombolà

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