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Kobane Calling: resoconto della presentazione del libro di Zerocalcare

Ieri, 17 maggio, si è svolta la presentazione dell'ultimo libro di Zerocalcare (nome d'arte di Michele Rech), Kobane Calling, presso la galleria di Piazza di Porta Ravegnana a Bologna. Reportage fumettistico dei viaggi dell'autore con una compagnia di volontari a Kobane, lungo il confine turco-siriano, zona di guerra tra curdi, ISIS e forze alleate occidentali. 
Il libro è la raccolta di due storie uscite su Internazionale, più varie pagine inedite. Il racconto porta l'impronta dell'autore: temi seri trattati in modo leggero, umoristico, disincantato e al contempo naif. Qui, rispetto agli altri suoi lavori, il folle mondo dei suoi personaggi (dall'armadillo al mammut dell'amata Rebibbia) viene quasi soffocato; come se, da una parte, questo mondo altro, Kobane, in cui la violenza è quotidianità, rendesse estranea e superflua la forza immaginativa dell'individuo, dall'altra, come se la stessa quotidianità dell'angoscia, del telegiornalistico, dei colpi di arma da fuoco che spezzano la notte rendesse Zerocalcare (e tutti noi lettori) partecipi di una realtà fuori del (nostro) comune, che ha il sapore del vero.


La galleria di Porta Ravegnana era ovviamente piena. Una decina di minuti di ritardo per problemi logistici (prima e dopo la presentazione l'autore autografava le opere... solidarietà a lui che chissà a che ora ha finito), e si parte con la presentazione. Quello che salta subito agli occhi mentre Michele Rech parla, è la sua completa onestà. Nel parlare. Nell'umorismo di quando chiude il discorso con una battuta. Nel trasporto emotivo mentre ripercorre la linea dei suoi ricordi. Nell'immagine che di lui, leggendo le sue opere, ci scaturisce in mente: Michele Rech è Zerocalcare, nessun inganno, nessuna finzione, nessun gioco metafumettistico. Si rappresenta per quello che è. Difficile riuscirlo a guardare negli occhi; l'idea che dà è di una persona in perenne vaglio dei propri pensieri, delle proprie sensazioni, che ascolta se stessa prima di ascoltare il vociare indistinto e caotico del mondo.

Vignetta dall'opera Kobane Calling

Quello che è emerso dalla presentazione è la ricerca di un fil rouge all'interno dell'opera. Le storie uscite su Internazionale che ne costituiscono l'ossatura mancavano di omogeneità e chiarezza. Nelle pagine inedite l'autore è andato ad approfondire proprio questi aspetti, soffermandosi anche sulle proprie emozioni contrastanti e lasciando sempre in sospeso il rapporto ambiguo tra sé, Rebibbia e quel mondo altro, reale, grottesco e al contempo poetico, pieno di assurde contraddizioni, così diverso dai pregiudizi internettiani e dalle aspettative televisive. Zerocalcare si è quasi scusato per l'ardore emotivo e la mancanza di un adeguato background all'interno della prima storia, non prendendo mai però le distanze dai contenuti. Spaesamento, ansia, amarezza. Speranza. Divertendosi a sfottere il suo stesso modo di raccontare, Michele Rech ha ripercorso i dubbi e le vicissitudini di quei viaggi. Dal senso opprimente dei bombardamenti che si lasciavano alle spalle, al possibile spin-off sul viaggio assieme all'amico Secco, al ricordo delle persone/personaggi caduti nell'inferno quotidiano in cui avevano scelto di lottare.


Penso valga la pena sottolineare ancora la poesia mai banale, mai celebrativa, che racchiudono le pagine umoristiche e terribili di Kobane Calling. Ne vale la pena perché, forse, essa è il modo migliore di comprendere non solo Zerocalcare, ma anche la parte non detta del mondo in cui viviamo.

Cosimo Monari

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