Ultime Notizie

La Scuola pittorica dei Macchiaioli fiorentini: l’arte “a macchie” contemporanea all’Impressionismo francese

Nel XIX secolo la saletta del Caffè Michelangiolo di Firenze era sempre affollata da giovani artisti che frequentavano l’Accademia, poco distante dal luogo di ritrovo, che si scambiavano idee e suggerimenti che si discostavano dalle tecniche accademiche acquisite. Nel 1856 nasce il movimento artistico dei Macchiaioli i quali sostenevano che la forma non esiste e che le macchie di colore differenti e sempre sovrapposte ad altre nuance, grazie alla luce che colpisce la tela, garantisce la visione di immagini non contornate da matite.

Serafino De Tivoli, "La Villa Salviati", 1856)

Per la prima volta il termine ‘macchiaioli’ venne utilizzato nel 1862 sulla Gazzetta del Popolo da parte di un giornalista dell’epoca. Quest’ultimo affermava che i pittori reduci dalla guerra che avevano combattuto per l’Unità d’Italia, avvertivano la necessità di confrontarsi con l’arte e la pittura che si stava protraendo in quegli anni in Europa rivolgendosi particolarmente all’Impressionismo francese.
In questo senso molti furono gli artisti italiani che lavorarono a questo progetto e provenivano da varie regioni con tradizioni artistiche che garantivano un’altissima qualità pittorica. Teorici e critici dei Macchiaioli furono Diego Martelli e Adriano Cecioni che gettarono le basi, per meglio dire le regole, di questo nuovo stile. Il colore è l’unico modo di entrare in contatto con la realtà che viene restituita come una composizione realizzata a macchie un po’ alla Monet. L’effetto della luce disposta sopra al colore e la macchia scura sulla tela bianca erano già stati avvertiti nei paesaggi veristi di Morelli, Altamura, De Tivoli e Lega che dal 1820 al 1890 hanno sperimentato queste tecniche ‘da laboratorio’ naturalista.


L’oggetto rappresentato in queste opere era il paesaggio che era adottato anche dalla Scuola di Staggia capitanata da Serafino De Tivoli. Quest’ultimo prediligeva una rappresentazione priva di toni solenni e immobili classici che ricorda invece molto il realismo di Gustave Courbet. Durante l’esposizione universale realizzata a Parigi, De Tivoli – in compagnia di Morelli – importò dalla Francia le nuove tecniche pittoriche del momento e dal 1855 Firenze divenne il centro dei Macchiaioli. Al pari dei colleghi francesi tra cui Monet, Manet e Renoir, il pittore macchiaiolo si concentrava sulla resa cromatica e tonale delle due realtà, quella osservata e quella dipinta, ricca di chiaroscuri e priva di contorni dato che in natura non esistono.
Il primo momento di confronto fu l’esposizione nazionale di Firenze del 1861 in cui furono esposte varie opere, ricordiamo quelle di Morelli, che esaltavano la pittura come un insieme di figure non viste ma immaginate e reali a un tempo o come oggetti e scene realmente vissuti e riprodotte nelle tele.
Questa corrente vedrà un gruppo di pittori molto impegnati nella teorizzazione della pittura molto preparati anche dal punto di vista tecnico che non avrà nulla di invidiare alla scuola realistica lombarda o a quella napoletana di Posillipo.


Maria Carola Leone

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.