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L’allenamento breve ha lo stesso effetto di quello lungo

Avete presente quando si dice di non avere abbastanza tempo per la palestra? Io sì. È la scusa che uso più di frequente per evitare ogni qualsivoglia tipo di allenamento che richieda energia fisica.
“Ehi, oggi si va un po’ in palestra?”
“No, vorrei ma non posso… Non riesco, sai, con i tempi. Magari settimana prossima, quando avrò un pomeriggio libero.”


Che poi, lo so, seppure arrivasse davvero – contro ogni aspettativa – questa benedetta mezza giornata senza roba da fare, mi premurerei sempre, con facilità disarmante, di riempirla con qualsiasi strano e tempestivo impegno. Quindi, praticamente, pur di non mettermi a disposizione per sforzi che la gente considera normali ma che per me sono da supereroi, pulisco persino l’auto – quella carcassa fatta di polvere e fogli e scontrini e bottigliette d’acqua preistoriche. Adesso, chi si è rispecchiato nella mia immagine di venticinquenne pigra e pantofolaia, può sconcertarsi quanto me dinanzi alla nuova ricerca marchiata McMaster University, in Canada e pubblicata sulla rivista Plos One che dice, udite udite, che non avere tempo non è più una scusa valida perché un minuto intenso di allenamento vale quanto 45 minuti di un training tradizionale a intensità moderata. Cioè, capite? Un minuto. Un lavaggio di denti. Una caduta con relative macumbe al mondo. Come caricare la lavatrice senza preoccuparsi né del lavaggio né dei colori – come faccio io, insomma.
Ma come, vi chiederete. E io con voi.


Pare che 27 uomini sedentari siano stati reclutati: alcuni sono stati sottoposti a sessioni di allenamento di 12 settimane mentre altri, chiamati “gruppo di controllo”, a nessun training. L’obiettivo? Capire quale fosse la differenza tra i due protocolli, il primo che prevedeva in totale un impegno di 10 minuti – tre frazioni da 20 secondi l’una di pedalate intense a tutto campo, intervallate da due minuti di pedalate leggere per recuperare tra uno sprint e l’altro, precedute da due minuti di riscaldamento e seguite da tre minuti defatiganti – e il secondo che prevedeva 45 minuti continui di pedalate a ritmo moderato. I risultati sono stati, inaspettatamente, molto simili, malgrado il secondo protocollo richiedesse cinque volte più tempo.
Bene, e da oggi via all’allenamento. Ma, ora che ci penso, ho un sacco di roba da fare.


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