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Lui è tornato: il graffiante dubbio di essere rimasti indietro

La Germania di oggi; una società multietnica aperta al mondo, con turisti che percorrono le strade di Berlino. Qui, Hitler torna misteriosamente in vita. Non sa in che anno sia o cosa sia successo nel frattempo. Si trova anzi a disagio in un mondo così cambiato. Viene però aiutato da un reporter che lo scambia per un sosia e ne vuole sfruttare le potenzialità mediatiche. Graffiante viaggio per la Germania di oggi, così cambiata dagli anni '40... ma in fondo non così tanto. A metà tra candid camera e documentario, il film va a scandagliare gli umori filonazisti dell'uomo qualunque odierno. 



Si ride per non piangere. Poi, quando alla visione documentaristica si affianca la trama (Hitler che riconquista le masse attraverso un talk-show, trovando nella televisione il medium ideale per imbrigliare la nazione alle sue sue idee) il film lascia risate più rassicuranti, non dettate dall'amarezza della realtà, ma da possibilità (forse) distanti. Si gioca tutto sul doppio binario realtà/finzione. Lo spettatore perde la percezione di quello che è reale, di quello che potrebbe essere vero, di attori e passanti, di scena e scenario. Realtà, documentario e plot s'intrecciano indissolubilmente, lasciando allo spettatore l'interrogativo di quale sia uno e quale l'altro.

Il tentativo di dare un senso all'intreccio non è il forte del film. Anzi, ci si diverte troppo a giocare sul doppio piano finzione/realtà, in modo ammiccante e utilizzando prevedibili escamotage (vedi Brazil di Terry Gilliam, tra gli altri). La potenza del film è solamente mostrare come l'assurdo possa essere assimilato da chiunque come normalità, e di come ciò che ci sembra così distante sia in realtà parte di noi. Il dialogo finale è moralina pleonastica che chiunque possa essere interessato al film aveva già colto da un po'.



Si ride di gusto e di disperazione. Si comincia tifando per il Fuhrer, per poi rendersi conto dell'orrore nascosto dietro questa partigianeria. È lui che è tornato o siamo noi che siamo rimasti indietro?

Cosimo Monari

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