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Poliziotti cinesi in servizio accanto alle forze dell’ordine italiane

Quattro poliziotti cinesi affiancheranno le forze di polizia italiane nelle città di Roma e Milano dal 3 al 13 maggio 2013. Ad annunciarlo è stato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che lo scorso 24 settembre ha stipulato a L’Aia un accordo bilaterale tra Italia e Cina per sviluppare un servizio di cooperazione internazionale. 
Dopo un percorso formativo, i quattro operatori cinesi sono approdati nel nostro Paese, due a Milano e due a Roma, dove pattuglieranno i centri storici cittadini accanto ai colleghi italiani, conservando però la loro uniforme nazionale in maniera da essere facilmente riconoscibili. Inutile dire che lo stupore e la simpatia per l’iniziativa ha sin da subito coinvolto i turisti cinesi che non hanno aspettato un attimo per scattarsi un selfie da postare sui social network e mostrare subito ad amici e conoscenti. “Si tratta di un progetto senza precedenti non solo in Italia, ma anche in Europa”, ha commentato il ministro Alfano, aggiungendo che l’operazione, oltre a “rafforzare i legami tra l’Italia e la Cina”, ha come principale obiettivo quello di “aumentare il senso di sicurezza dei turisti cinesi”. 


In effetti, la decisione di avviare l’iniziativa proprio nelle due settimane iniziali di maggio non è casuale, poiché questo periodo ha registrato negli ultimi quattro anni il maggior afflusso di visitatori cinesi in Italia. “È un investimento strategico che apre a forme di collaborazione ancora più importanti sullo scambio di informazioni, sulla capacità di mettere insieme le risorse per fronteggiare i fenomeni criminali  e terroristici che affliggono i nostri Paesi", spiega il capo della polizia, Alessandro Pansa, promotore del progetto assieme al ministro dell’interno, all'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu ed al direttore generale della cooperazione internazionale del Dipartimento della pubblica sicurezza cinese, Liao Jinrong. Inoltre, per il principio di mutua reciprocità, nelle prossime settimane alcuni poliziotti italiani dovrebbero partire per la Cina, dove offriranno lo stesso tipo di servizio che i loro colleghi cinesi stanno svolgendo qui, in quel caso a supporto dei turisti italiani in visita a Pechino e Shanghai. Da precisare che i quattro agenti ospitati dal nostro Paese non andranno in giro armati in quanto non svolgeranno un servizio operativo, bensì di pattugliamento a piedi al fine di facilitare i contatti dei loro connazionali con le autorità locali in caso di necessità. Se per caso, ad esempio, un turista cinese smarrisse i documenti, fosse vittima di un furto o si trovasse in qualche difficoltà di vario genere, a supportarlo interverrebbero direttamente i suoi compatrioti che agevolerebbero il lavoro della polizia italiana prima di tutto sul piano comunicativo. Alcuni cittadini italiani obiettano che anziché promuovere un progetto simile sarebbe sufficiente investire risorse nel potenziamento delle conoscenze linguistiche delle nostre forze dell’ordine, magari dell’inglese, visto che è riconosciuta come lingua internazionale a cui tutti i turisti in transito in Italia potrebbero ricorrere in caso di necessità. "Non è un'attività di traduzione ma un'attività di polizia”, precisa il Prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, “perché è un'operazione di prevenzione dei reati nell'ottica della polizia di prossimità, un servizio offerto ai cittadini cinesi". 


Insomma, un progetto di respiro internazionale che apre stimolanti spunti di riflessione sullo stato di salute e di credibilità delle forze dell’ordine italiane. Se per “aumentare il senso di sicurezza dei cinesi” o di qualunque altro visitatore straniero in Italia (alcune fonti prospettano altri scambi di questo genere in futuro, magari anche con altri Paesi) è necessario portarsi dietro le proprie forze di polizia, in maniera indiretta non si sta affermando l’inefficienza del nostro sistema di difesa? Se si trattasse semplicemente di supporto ai turisti in caso di necessità si potrebbe fare riferimento alle ambasciate o, tutt’al più, ad un buon interprete. Lo scambio di informazioni, infatti, com’è noto ai più, avviene attraverso i servizi di Intelligence che operano con modalità del tutto diverse e con servizi tecnologici di gran lunga più avanzati rispetto al pattugliamento in divisa ed in pieno centro cittadino. Senza contare che solitamente le attività criminali si sviluppano nelle periferie urbane, il cui stato di degrado sociale ha acceso non poche polemiche negli ultimi mesi. Inoltre, viene da chiedersi se basteranno due poliziotti cinesi a Roma per far sentire sicuri le centinaia di loro connazionali che in questi mesi visitano il Belpaese. Non sarebbe il caso, piuttosto, di incrementare il numero dei nostri militari affinché tutti, italiani e stranieri, siano liberi di andare a spasso per le nostre città con lo stesso “senso di sicurezza”?


Anna Rita Santabarbara

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