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Torino, via al Salone del Libro: nuovi orizzonti per la cultura

Il 12 maggio Torino ha dato il via ad uno degli appuntamenti più attesi della primavera: il Salone del Libro. Ieri, già alle 10, orario di apertura, decine e decine di visitatori si sono presentati alle biglietterie per fare il loro ingresso nel centro espositivo. Ad attenderli circa mille espositori. Oltre a case editrici di fama nazionale come Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Giunti ed altre, è cresciuto il numero di case editrici indipendenti che ha preso parte all’evento. 


Giunto ormai alla XXIX edizione, il Salone del Libro quest’anno ha rinunciato ad avere un unico Paese ospite ed ha deciso di creare un focus sulle letterature arabe. Moltissimi gli espositori che hanno inserito nel proprio catalogo autori iracheni, siriani, egiziani ed iraniani che, immigrati in Occidente, hanno avuto la possibilità di raccontare le loro storie, diffondere la propria cultura e far conoscere un patrimonio letterario ancora inedito e dai contorni poco definiti. La casa editrice indipendente “Il Sirente”, ad esempio, ha raccontato di avere cominciato la propria attività culturale proprio con le letterature orientali, e vanta oggi un interessante catalogo di autori iracheni, siriani ed egiziani. Voci che raccontano il mondo arabo in maniera diretta ed incisiva, smascherando i pregiudizi che il mondo occidentale si è costruito nel tentativo di tenere lontano ciò che solo in apparenza è diverso. Edite grazie alla collaborazione di una redattrice araba all’interno dello staff, le storie presentate da “Il Sirente” sono, infatti, quelli di uomini e donne che oggi come ieri vivono una guerra ininterrotta e che, giorno dopo giorno, combattono una battaglia silenziosa per salvare la propria dignità di esseri umani. Alcuni tra gli autori terranno, a tal proposito, conferenze e convegni all’interno dell’evento, in cui parleranno dei loro testi e delle motivazioni che li hanno avvicinati alla scrittura.


Al di là del focus sulle letterature arabe, “Visioni” è il tema di questa edizione. Obiettivo principale è quello di porre l’attenzione sulla complessità del reale. Dedicato ai giovani e agli uomini che hanno saputo “andare oltre” e far luce su territori ancora inesplorati ed in perpetuo mutamento, “Visioni” è un tema che abbraccia i diversi campi del sapere, dalla letteratura, all’arte, alla scienza, alla cucina, alla religione, all’economia. Proposte editoriali variegate, mai scontate, sempre pronte a rincorrere le metamorfosi del mondo contemporaneo.
Uno spazio importante è dedicato alla graphic novel, ovvero alla letteratura a fumetti o al racconto per immagini. Genere in forte crescita negli ultimi anni, il romanzo visivo sembra soddisfare le esigenze di grandi e piccini grazie alla dinamicità creata dalle immagini, colorate o in bianco e nero, assortite con poche battute di testo che producono una narrazione fluida e scorrevole. Un intero padiglione è stato inoltre dedicato ai più piccoli, in cui oltre a libri illustrati è possibile reperire testi di storia o geografia a misura di bambino, perché si sa, lo stimolo alla conoscenza e la curiosità della scoperta deve essere avviato sin dalla più tenera età. Un ruolo non di secondo piano nel settore è assunto dalla casa editrice Rizzoli Lizard che ha portato al Salone i migliori libri illustrati per ragazzi, in cui i fumetti sono amplificati attraverso disegni dai colori vividi e supportati da una tipologia di carta spessa e lucida che sembra rendere quasi tridimensionale il racconto. Dal canto suo, la casa editrice Fandango ha ideato un’edizione illustrata dei diari di Pasolini e Gramsci che rivoluzionano la percezione tradizionale di autori di tale spessore, trasformandoli in una sorta di “classici-moderni”.
Un successo, insomma, questa edizione del Salone del Libro, non solo per i lettori ma anche per gli espositori. Il mondo dell’editoria, nonostante le mille difficoltà, dimostra infatti di cominciare a reagire alla crisi di settore in cui era sprofondato negli ultimi anni e di essere in grado di adeguarsi alle nuove sfide che l’universo della lettura, soprattutto con l’introduzione del digitale, sta lanciando. Da sfatare il mito degli e-book e la funesta profezia della scomparsa del cartaceo. I libri di carta ci sono e non se la cavano per niente male. A dimostrarlo le centinaia di case editrici che al Salone hanno deciso di investire molte risorse nella grafica di copertina, primo anello di congiunzione tra lettore e libro, proprio nell’intento di promuovere l’adozione del testo a stampa a dispetto del digitale.


Insomma l’editoria avrà buone possibilità di ripresa in futuro? “Io sono fiduciosa”, racconta Mariangela Mincione, titolare di una piccola casa editrice indipendente a Roma ed accorsa a Torino per prendere parte al dibattito culturale del momento assieme alle centinaia di altri suoi colleghi di settore. “Io credo che proprio nei momenti di crisi, politica, sociale e culturale, i libri possano tornare ad avere valore”, commenta con ottimismo. Dopo avere lavorato come libraia nella capitale per circa sette anni, dove ha avuto la possibilità di conoscere da vicino il mercato del libro confrontandosi direttamente con editori ed autori, Mariangela ha deciso poco più di un anno fa di aprire la sua casa editrice, che oggi si articola in due marchi, Mincione ed Ensemble Edizioni. 


Per avere percezione della dinamicità della sua casa editrice ci suggerisce di leggere “La natura dell’acqua” di Nina Monteanu, scrittrice canadese, in cui si tenta di sensibilizzare il lettore circa un problema attuale, la possibilità di esaurimento delle risorse idriche sul nostro pianeta, presentato sotto forma di racconto fantascientifico che ha per protagonista proprio l’acqua. Le statistiche che annunciano ogni anno un calo sul numero di lettori nel nostro Paese non sembrano spaventarla anzi, al contrario, ha deciso di intraprendere con fermezza ed entusiasmo la sua professione, facendo dei libri il suo mestiere, oltre che la sua passione. Ed il Salone del Libro pare dimostrare proprio che, contrariamente a quanto affermato dai media, c’è un’Italia che non molla, che ha voglia di fare e che ha compreso che non vi è altra strada per uscire dalla crisi d’identità in cui ci troviamo se non quella della cultura.



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