Ultime Notizie

Un libro "sospeso" per i detenuti delle carceri italiane: come partecipare a #liberidileggere

C'era un tempo ai primi del 900' in cui a Napoli, tra i bar della città e la sua gente, si usava chiedere un caffè sospeso. Chi andava al bar per un caffè ne pagava due e alla cassa diceva: "Uno sospeso!". Il “sospeso” era per chi non aveva soldi. Così durante la giornata c’era sempre qualcuno, meno fortunato nella vita,  che poteva entrare e chiedere al bancone se ci fosse un “sospeso”. Luciano De Crescenzo, in uno dei suoi libri, intitolato appunto Il caffè sospeso racconta che: "Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo..." Il semplice gesto racchiude in sé un sentimento di condivisione, comunicazione e comprensione:chi ha di più non dimentica chi ha di meno.



Da quest’idea nasce quella del “libro sospeso” che ormai da qualche anno si è diffusa nelle librerie italiane e che ora si è ulteriormente trasformata adattandosi alle esigenze dei detenuti dei carceri italiani. Purtroppo non sempre le biblioteche dei carceri sono aggiornate. Ad esempio, nonostante una considerevole percentuale di detenuti non è di lingua italiana, tuttora è difficile trovare libri stranieri nelle biblioteche dei carceri. La lettura invece, oltre ad essere un passatempo rappresenta uno dei tanti tasselli che compongono il percorso per il reintegro nella società dei detenuti adulti e per la formazione per quanto riguarda invece i detenuti minorenni.

 Il progetto, promosso per rispondere a questo scopo è stato inizialmente portato avanti dalla libreria Fanucci di Piazza Madama a Roma. Ci racconta com’è nata l’idea, Massimiliano Timpano, libraio e autore per la Bompiani: “Un giorno mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania. Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso a un carcere minorile. Da lì abbiamo pensato di provare questa iniziativa sul piano nazionale”. Sei mesi fa nasceva così “Liberi di leggere” l’iniziativa sociale che permette di acquistare un libro da donare alle biblioteche degli istituti carcerari italiani in modo che i detenuti possano usufruirne liberamente.  



Partecipare è semplicissimo! Nelle librerie aderenti all’iniziativa (che ormai sono tantissime in tutta Italia) basta chiedere al libraio la lista dei testi richiesti – gli istituti carcerari infatti, per ovvi motivi, stilano delle liste di libri accettati che fanno pervenire alle librerie – sceglierne uno, acquistarlo e riconsegnarlo al libraio che avrà cura di farlo avere all’Istituto.  I volumi ‘sospesi’ vengono inviati non solo alla biblioteca del carcere di riferimento, ma anche a quelle in altre zone d’Italia, come specifica ancora Massimiliano Timpano: «Nessun libro andrà perso, se io ho testi che non vanno bene ad esempio per Rebibbia, li invio ai penitenziari di altre zone. C’è chi ha bisogno di testi per minori e chi di quelli in lingua straniera. Non tutti gli istituti hanno le stesse richieste».
Non appena sono venute a conoscenza dell’iniziativa alcune case editrici come Carocci, Laterza, Adelphi, Bompiani, Chiarelettere e Itaca hanno iniziato a donare volumi da inviare agli istituti carcerari. Altrettanto entusiasta è stata la risposta dei cittadini comuni che in questi mesi hanno acquistato e continuano ad acquistare moltissimi da lasciare “in sospeso” in modo da donarli alle carceri. Perché come diceva Daniel Pennac: “Leggere è libertà. Come amare o sognare”.

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.