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USA, Braccio di ferro tra Donald Trump e David Cameron

Sempre più tesa la relazione tra il candidato alle presidenziali americane, Donald Trump ed il primo ministro inglese, David Cameron. Criticato per avere espresso la volontà di bloccare l’afflusso di immigrati di fede islamica negli Stati Uniti, in un’intervista concessa alla televisione britannica ITV, Trump si difende sostenendo che le sue posizioni non sono affatto contro l’Islam ma piuttosto contro il terrorismo. “I musulmani devono collaborare con la polizia. Cosa che non stanno facendo”, afferma lanciando un appello a tutti i cittadini e immigrati di religione islamica affinché denuncino eventuali estremisti o terroristi. “Se non decidono di entrare in gioco, non c’è modo di uscirne”. Sostenuto da milioni di americani, Donald Trump si pone in questi mesi agli occhi dei più come l’uomo che può risolvere la difficile situazione sociale che si è creata nel mondo a causa del dilagare del terrorismo islamico. 


Avversato dal presidente Obama e dall’inglese Cameron, che lo ha definito “stupido e scorretto”, nonché fautore di una politica “che divide anziché unire”, Trump risponde che non ha affatto intenzione di mantenere buoni rapporti con il Primo Ministro inglese, né tantomeno con il neoeletto sindaco di Londra, Sadiq Khan, che lo ha definito “ignorante” senza troppi giri di parole. La situazione esplosiva che si sta delineando negli Stati Uniti pare tracciata soprattutto dalla promessa di Trump di vietare la richiesta di permesso di soggiorno in America ai migranti musulmani. 


Non poche polemiche stanno, inoltre, sorgendo a proposito del suo progetto di costruire un muro alla frontiera con il Messico per impedire l’afflusso incontrollato di migranti e di rimpatriare i circa 11.000 clandestini circolanti negli Stati Uniti. Proposte che destano non poca preoccupazione tra l’opinione pubblica mondiale. Le reazioni al terrorismo islamico, infatti, si stanno radicalizzando, in Europa come oltreoceano, su rigide posizioni che non consentono alcuna coesione o collaborazione internazionale. Al contempo, il fenomeno delle migrazioni di massa si sta trasformando in un pericoloso focolaio di tensioni tra gli Stati che non agevolano la gestione dei flussi. Insomma, urge trovare una soluzione ad una situazione divenuta ormai insostenibile e la corsa alla presidenziali americane è l’emblema dell’isolazionismo e della rinascita dei nazionalismi che sta dilagando un po’ ovunque e che si presenta come la conseguenza di una politica mondiale che non tiene conto delle diversità e delle esigenze delle diverse nazioni.


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