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Amici miei: il grande spettacolo dell'antipolitica

Donald J. Trump è, in via ufficiosa, il candidato che rappresenterà il partito repubblicano per la corsa allo studio ovale. Probabilmente dovrà affrontare Hillary Clinton ma, a prescindere dal risultato finale, "the Donald" è senza dubbio riuscito a catturare l'attenzione internazionale oscurando la rivale.
E con lui ci sono un sacco di amici.


Infatti Trump è solo il simbolo di una manifestazione mondiale che a macchia di leopardo sta caratterizzando tutti i dibattiti politici nazionali. Con le dovute differenze, effetto delle rispettive culture, sta venendo fuori la risposta ad una forte delusione nata in queste prime due decadi del terzo millennio: il populismo.
Trump è nemico dei politici, Trump dice quello che pensa, Trump cambierà le carte in tavola, in altre parole, Trump è la risposta alla delusione e questo basta a dimenticare chi sia davvero Donald J. Trump. A questo ci hanno portato vent'anni di globalizzazione ed una piena sfiducia nella democrazia rappresentativa, nella classe dirigente, a banche e grandi aziende al di sopra degli stati, l'ONU e, nel nostro caso si aggiunge, l'Unione Europea.
E, come ho già detto, Trump non è da solo ma con lui ci sono un sacco di amici che hanno saputo sfruttare i cambiamenti sociali di questi tempi: in Francia c'è Marine Le Pen, in Austria Hofer, noi abbiamo Salvini (e sotto certi punti di vista anche il Movimento Cinque Stelle) ma ancora Ungheria, Regno Unito, Grecia, Germania e rimane ancora lunga la lista di Stati che subiscono il fascino di questi rivoluzionari, amici di chi non ha più fiducia, amici nostri.
Amici che curiosamente spesso si sono dimostrati andare a braccetto con rigide dittature (istituzionali o nella pratica) di Paesi come la Russia, la Corea del Nord, la Turchia o l'India; e riguardo a questo abbiamo tutti in mente l'endorsement fatto recentemente da Kim Jong-Un, dittatore nordcoreano, alla politica trumpiana. Quindi un populismo che prende piede per combattere i sostenitori del dialogo e del compromesso, della liberalità e della globalizzazione. Cioè per combattere i sostenitori della democrazia moderna.
Si è già detto tanto riguardo a questo fenomeno, i più catastrofisti hanno visto in queste persone una reale minaccia per i principali valori della democrazia moderna ed il frutto di una demagogia ambiziosa e senza scrupoli. Tuttavia non possiamo fare l'errore di liquidare il problema (perché è un problema) soltanto per snobismo. Che piaccia o meno stiamo vedendo l'aumento di consensi di persone instancabilmente bugiarde, grossolane, gente che punta velocemente il dito e si presenta come l'ultima e unica soluzione.
Perché conquistano consensi? Forse tutti quelli che li votano sono conservatori razzisti?
No, questa è una risposta superficiale. Basti vedere il fatto che il populismo non è una manifestazione esclusivamente della destra estrema; ormai sono caduti tutti gli ideali di destra e sinistra, di liberali, riformatori, democratici, conservatori e repubblicani. Trump non risparmia colpi ai repubblicani come ai democratici.
Questo non vuol dire che dobbiamo prepararci ad un'era antidemocratica, forse dovremmo soltanto fermarci e riflettere più approfonditamente su quali siano i nostri valori, io non sono qui per fornire delle risposte, semplicemente bisogna fermarsi e parlare perché, come ha fatto notare il presidente Obama riferendosi a Trump, non sapere ciò di cui si sta parlando non è cool. Perciò bisognerebbe trovare i valori del nostro ventunesimo secolo; i nostri valori, non quelli dei nostri nonni, non quelli della nostra pancia.

Lorenzo Zaccaria

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