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Amos Gitai e il suo modo sovversivo di fare cinema

"Il cinema può essere un modo sovversivo di ricomporre un aspetto inedito della realtà": parola del regista Gitai. Amos Gitai è nato ad Haifa, in Israele, l'11 ottobre del 1950. Il documentario che l’ha fatto conoscere nel suo Paese e all'estero, Bayit (1980), racconta l'espropriazione dei beni dei palestinesi da parte degli israeliani attraverso la storia di una semplice casa nei dintorni di Gerusalemme. Del 1982 è il documentario Yoman Sadeh a causa del quale il regista sarà costretto a lasciare il proprio Paese.


Amos Gitai si trasferisce a Parigi e continua a girare documentari. Nel 1989 realizza Berlin-Jerusalem, un film ambientato nella Berlino del primo Novecento, che ribalta parecchi luoghi comuni sulla questione palestinese. Ritornato in Israele, fonda una scuola di cinema che collabora con l'università di Bir Zeit. Nel 2000 nasce il film Kippur, ben ventisette anni dopo l'inizio della famosa guerra del Kippur. Nel 2001 Amos Gitai realizza Eden nel quale racconta, in tempo reale, l'opera dei soccorritori dopo un attentato kamikaze a Tel Aviv. Ancora una volta, il dolore di un popolo vuole divenire dolore condiviso e mostrare come gran parte del mondo soffra per conflitti e drammi di ogni genere non risolti. L'episodio appare stilisticamente perfetto, contraddistinto dall'uso sapiente dei piani-sequenza e della macchina a mano che lo rendono ancora più drammatico e coinvolgente, dando l'impressione allo spettatore di vivere in prima persona gli eventi terribili che si svolgono per le strade di Israele.
Per Amos Gitai il cinema è al servizio della realtà, che è sempre un qualcosa di complesso. È importante per comprenderla meglio, quando è buon cinema. La vita è quasi come un film girato in un sito archeologico dove ognuno ha degli strumenti per scavare: la memoria (personale, familiare, collettiva), la conoscenza della Storia, le tracce del passato. Il cinema non deve (o non dovrebbe) mai diffondere odio né fare la caricatura dell'altro. In questo senso, il lavoro del regista non dovrebbe mai essere troppo facile e semplificare la realtà con facilità scontata, altrimenti egli rischia di diventare "strumento" di una macchina da guerra che purtroppo, in Medio Oriente, sembra inarrestabile. La guerra del Kippur ha cambiato molto la visione delle cose di Amos Gitai, infatti, le sue prime immagini, girate con una cinepresa super 8, sono state quelle delle sue missioni militari in elicottero.
Ironia della sorte, il giorno del suo ventitreesimo compleanno, l'11 ottobre 1973, Amos Gitai stava andando a recuperare un pilota di caccia militare abbattuto sulle alture del Golan, quando un missile siriano ha colpito l'elicottero sul quale viaggiava. Il pilota dell'elicottero è riuscito ad atterrare, e Amos Gitai se l'è cavata con un pezzo di lamiera piantato nella schiena. Dopo simili esperienze qualunque uomo o donna può cambiare tutte le sue convinzioni o visioni circa la società, la politica, l'arte, la cultura e voler cercare, conoscere, scandagliare ogni cosa per capire sempre di più il destino dei popoli e dell'uomo, imbrigliato spesso in strumentalizzazioni ambigue dettate da singolari e oscure circostanze e dalla Storia in generale.


Francesca Rita Rombolà

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