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Brexit, la Spagna protesta contro la visita di Cameron a Gibilterra

Annullata la visita di David Cameron a Gibilterra a causa dell’attentato subito dalla deputata laburista filoeuropeista Jo Cox rivelatosi letale. Il primo ministro britannico avrebbe dovuto raggiungere nella giornata di ieri l’estrema punta meridionale della penisola iberica per portare avanti la sua campagna per il NO al referendum sulla Brexit, ovvero la possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, previsto per il prossimo 23 giugno. Il premier spagnolo Mariano Rajoy, tuttavia, non è daccordo sulla visita di Cameron a Gibilterra, nonostante si sia detto favorevole alla permanenza del Regno Unito in UE. “La campagna referendaria dovrebbe svolgersi nel Regno Unito, non a Gibilterra”, ha commentato, “perché ciò di cui si discute riguarda il Regno Unito nel suo complesso”.



Spaccato in due tra i Remains e i Leaves, cioè tra coloro che desiderano restare e coloro che desiderano uscire dall’Unione Europea, Il Regno Unito si accinge a prendere una decisione determinante per Gibilterra, territorio separato dall’isola britannica, ma legato ad essa politicamente oltre che culturalmente. In sostanza, se il Regno Unito esce dall’Unione Europea, uscirà anche Gibilterra. Recenti sondaggi dimostrano però che, contrariamente a quanto sta avvenendo nel Regno Unito, i 23.000 cittadini di Gibilterra chiamati a rispondere al quesito referendario sulla Brexit sono più favorevoli a restare. Gibilterra, infatti, gode di un’economia assai fiorente, basata su turismo, trasporti marittimi, servizi finanziari e giochi online. La rottura con l’Unione Europea comporterebbe la chiusura della frontiera spagnola e l’isolamento di questo piccolo angolo di mondo non toccato dalla crisi. Non solo. Persone e merci non godrebbero più dei vantaggi vigenti nel mercato unico, primo tra tutti la libertà di circolazione. Colpite sarebbero soprattutto le circa 10.000 persone che attraversano quotidianamente il confine spagnolo per lavorare a Gibilterra. Senza contare le centinaia di società commerciali, che hanno posto la loro sede legale in questo minuscolo lembo di terra britannica per godere dei suoi vantaggi fiscali e da lì commerciare con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, che si ritroverebbero improvvisamente a dover pagare non pochi dazi. L’eventuale vittoria della Brexit, insomma, metterebbe in serio pericolo l’intero sistema economico del territorio. “Siamo pronti a sostenere la sovranità e la sicurezza di Gibilterra”, rassicura Liam Fox, conservatore e sostenitore della Brexit. Certamente il Regno Unito non abbandonerà questo suo piccolo tesoro. Tuttavia, l’eventuale rottura con l’Unione Europea, riaprirebbe con violenza la questione mai risolta della sovranità e dell’indipendenza di Gibilterra. La Spagna, infatti, considera Gibilterra come un residuo dell’impero coloniale britannico, “che distrugge l’unità nazionale e l’integrità territoriale della Spagna”. Insomma, dal ʼ700 ad oggi gli spagnoli non hanno mai rinunciato a rientrare in possesso del territorio, geopoliticamente tanto strategico, che gli inglesi le avevano strappato con astuzia durante la guerra di successione spagnola (1701-1713). A conferma di ciò, lo scorso marzo il ministro degli esteri spagnolo Jose Manuel García Margallo ha affermato durante una trasmissione radio che, in caso di uscita dall’UE, la Spagna avrebbe preteso il controllo di Gibilterra. E poco dopo, a maggio, il primo ministro Fabian Picardo ha dichiarato a Sky News che in caso di vittoria dei Leaves, se Gibilterra vorrà accedere al mercato comune e godere dei diritti del libero scambio di merci e della circolazione delle persone, dovrà considerare di nuovo la possibilità di unirsi alla Spagna e accettarne la sovranità, “cosa che Gibilterra non è pronta a fare”.

Anna Rita Santabarbara

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