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Doppio gioco: la recensione dell'ultimo romanzo di Pietro Brambati

Alto Adige, 1956. Un gruppo di sudtirolesi, tra i quali figurano molti soggetti che avevano aderito al nazismo, formarono l’organizzazione clandestina BAS (Befreiungsausschuss Südtirol) per separarsi dall’Italia, essere annessi all’Austria e ottenere l’autodeterminazione.
Il gruppo raccolse grandi consensi ampliandosi rapidamente e se in un primo tempo si limitò alla propaganda, in seguito non mancarono anche attentati dinamitardi soprattutto alle linee ferroviarie o tralicci dell’alta tensione. Sul finire degli anni Sessanta però, grazie agli accordi tra il governo italiano e quello austriaco il Bas iniziò a sfaldarsi. Doppio gioco, ultimo romanzo di Pietro Brambati edito da Leone Editore prende avvio proprio da qui.


Siamo in un paesino a pochi km da Bressanone. Qui vivono Bruno Daprà, giovane guida alpina e sua moglie Tania. La sua vita scorre tranquilla, alternandosi tra le escursioni con i turisti estivi e le lezioni di sci per quelli invernali finché un giorno di metà autunno accetta di scortare due terroristi neofascisti al confine con l’Austria. Bruno è sempre stato al di fuori di ogni logica politica e nonostante le iniziali riserve, allettato dalla ricompensa economica, si lascia convincere dall’amico Alfred Gruber, ex volontario nella Wehrmacht, fervente seguace del Bas ad aiutare i due terroristi. In fondo, dovrebbe essere un’impresa facile e abbastanza veloce perché in tre o quattro ore al massimo i due saranno fuori dal confine italiano e Bruno potrà tornarsene indietro. Quando però i due arrivano in Alto Adige la situazione precipita: un imprevisto metterà in allarme le autorità italiane e l’impresa diverrà di colpo pericolosa.
Il romanzo è un thriller dalla trama ben costruita e curata nei dettagli. L’autore riesce a portare avanti i fili di altre storie senza per questo allontanare il lettore dalla trama principale. È così che le vicende di Rudolf Messer, l’ubriacone di paese; quella del giornalista milanese Roberto Draghi; dell’albergatore Ivan e sua figlia Elena si intrecciano perfettamente come tanti piccoli pezzi di un puzzle. La narrazione è fluida, la scrittura è immediata e senza troppi fronzoli – come si addice ad un thriller che deve giocare più sugli eventi - il ritmo è serrato e carico di suspense tanto che alla fine del romanzo si arriva quasi senza respiro. Il background realistico è l’elemento di ricchezza in più perché nonostante i fatti romanzati contiene al suo interno molti elementi tratti da verità storica quindi al di là della trama in sé e per sé è un romanzo che consiglierei anche a coloro che non sono amanti del genere perché è utile per conoscere o approfondire una parte della nostra storia più recente. 

Scheda del libro
Titolo: Doppio gioco
Autore: Pietro Brambati
Editore: Leone Editore 
Anno: 2016
Pagine: 215

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