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Francia, no al Jobs Act: scontri e violenze tra polizia e manifestanti

Una Parigi infuocata quella che ieri, 14 giugno, ha visto scendere in piazza oltre 75.000 persone. Proteste, violenze e scontri con la polizia, proprio mentre il Parlamento francese era riunito per discutere eventuali modifiche all’odiatissima riforma del lavoro. La stessa riforma che, conferendo al datore di lavoro maggiore libertà nell’assunzione e licenziamento dei suoi dipendenti, ha portato per le strade della capitale studenti e lavoratori inferociti. Brandendo striscioni ed urlando il loro fermo “no” alle nuove norme sul lavoro, i manifestanti hanno marciato per le strade più note, raggiungendo i luoghi a maggiore frequenza turistica. 40 i feriti, di cui 29 poliziotti, e 58 gli arresti. 


Il tutto, proprio in concomitanza con gli europei di calcio 2016. Gas lacrimogeni e cannoni ad acqua sono stati sparati sulla folla che si è avventata contro le forze dell’ordine lanciando oggetti di ogni genere. Tra gli episodi di maggiore violenza pare vi sia persino l’assalto di un cantiere da costruzione. Ma il caos e la confusione non hanno dominato soltanto le strade e le piazze della capitale: il simbolo di Parigi e della Francia intera, la famosissima Torre Eiffel, è stata chiusa a causa dello sciopero del personale. Fermi anche taxisti e ferrovieri che hanno completamente paralizzato il sistema dei trasporti. Bloccati persino gli aeroporti, dove i piloti dell’Air France sono rimasti a terra per reclamare migliori condizioni di lavoro. Annullati il 20% dei voli, secondo una stima della compagnia aerea. “Non sopporteremo più attacchi contro le forze dell’ordine”, tuona il Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, che invita i manifestanti a “cercare dentro se stessi un po’ di umanità, tolleranza e rispetto”.

Il punto della situazione


Una giornata degna del più moderno riadattamento di un romanzo di Victor Hugo, insomma, quella di ieri a Parigi. Eppure il popolo francese, contrariamente a quanto affermato dal Ministro dell’Interno, ha dimostrato di avere grande umanità. Nonostante gli scontri e le proteste, infatti, più di ogni altro Paese la Francia si è scagliata contro la serpe silenziosa del denaro, della finanza e di un’economia priva di regole, che lentamente sta avvelenando il Vecchio Continente. Ma tutto ciò non spaventa il popolo di Parigi. Anzi, lo rafforza e lo unisce per dire no alla negoziazione dell’orario di lavoro, che con la nuova normativa potrà variare dalle 35 ore canoniche settimanali alle 46, in base alle esigenze aziendali con straordinari pagati con solo il +10% rispetto al +50% della normativa attuale, e alla negoziazione di ferie, congedi per maternità o matrimonio. Insomma, la nuova legislazione sul lavoro (che in teoria dovrebbe garantire maggiore flessibilità al datore di lavoro in caso di necessità di riduzione del personale) rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Il lavoratore, in posizione completamente subordinata, si ritroverebbe a lavorare di più ma con meno garanzie e guadagni, annullando quasi un  secolo di battaglie e conquiste democratiche e sindacali.

Anna Rita Santabarbara

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