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I milionari asiatici tra i più ricchi del mondo: americani al secondo posto

C’era una volta lo zio d’America. Quando arrivava era una festa per tutta la famiglia. Portava regali, storie di mondi lontani e di avventure straordinarie. Ma soprattutto portava denaro. Oggi lo zio d’America non c’è più o se c’è è uno zio qualunque. Perché in fondo l’Europa è diventata un po’ una seconda America. E se il capitalismo americano ed europeo entrano in crisi che fare? Bè, semplice, si aspetta lo zio dalla Cina o dal Giappone.
Ebbene si. Lo zio della Cina potrebbe oggi prendere il posto dell’attesissimo zio d’America di una volta.


Secondo Capgemini, società di consulenza che ogni anno censisce tutte le persone del pianeta che possiedono almeno un milione di dollari di ricchezza investibile, i ricchi dell’area asiatica del Pacifico hanno superato i milionari del Nord America. Nel rapporto sulla ricchezza globale pubblicato dalla società emerge, infatti, che nel 2015 il numero dei ricchi nel mondo è aumentato del 4,9% e risulta quadruplicato rispetto a 30 anni fa. I milionari del Pacifico asiatico, tuttavia, hanno registrato una crescita del 9,9% negli ultimi 10 anni (per una ricchezza complessiva di 17.400 miliardi di dollari) contro l’incremento del +2,3% dei ricchi dell’America del Nord (per un totale di 16.600 miliardi di dollari). In sostanza, se il mondo oggi conta circa 15,4 milioni di ricchi, una cospicua parte di loro vive proprio nel Pacifico orientale, una delle aree meno sviluppate del mondo fino a meno di un secolo fa. In pochissimi anni in questa zona si è verificata una crescita portentosa che ha portato alla nascita e allo sviluppo di colossi economici capaci di concorrere persino con le industrie americane. In particolare, pare che i “nuovi ricchi” abbiano fatto fortuna soprattutto con attività legate alla tecnologia, ai servizi finanziari e all’industria sanitaria. Settori su cui il mondo contemporaneo ha investito non poche risorse e che rappresentano il perno delle società industrializzate o in via di sviluppo. Stando sempre a quanto riportato dal rapporto della Capgemini, se la crescita di queste persone continuerà agli stessi ritmi attuali, tra dieci anni nell’area del Pacifico orientale si concentrerà i due quinti della ricchezza mondiale (pari alla somma del patrimonio di Europa, Africa, Medio Oriente ed America latina messi insieme).
Si stima, inoltre, che se attualmente la somma delle ricchezze degli uomini d’affari più facoltosi del mondo sfiora i 60.000 miliardi di dollari, nel 2025, agli attuali ritmi di crescita, questa cifra raggiungerà i 100.000 miliardi di dollari!
Un risultato, tuttavia, per niente equo. In America Latina, ad esempio, si è verificata una diminuzione dei ricchi dell’8%. Tra le motivazioni sono da considerare la crisi economica e l’instabilità politica che ha scosso il Sud America ed in particolare il Brasile negli ultimi anni.
E che dire dell’Europa? Contrariamente alle aspettative qui i ricchi aumentano del 4,8%, perfettamente in accordo con la media mondiale. In testa gli spagnoli a dispetto della crisi economica ed occupazionale. In Italia, infine, nel 2015 il numero degli uomini d’affari aumenta del 4,5%.
Insomma, dal rapporto Capgemini emerge un quadro abbastanza contraddittorio che vede una distribuzione assolutamente sproporzionata della ricchezza ed una società globalizzata in cui i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Da qui, un interrogativo dall’esito ancora più incerto: ma esisterà davvero la crisi economica?

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