Ultime Notizie

Il socialismo arabo tra laicismo, unità e riformismo





Dalla metà del XX secolo il mondo arabo – al-alam al-araby – vide la nascita di un nazionalismo estremamente popolare guidato dalle élites politiche che ponevano al centro un’alleanza territoriale fondata sulla lingua, la cultura e la religione (dottrina musulmana). Ostile ai colonialismi occidentali, il medio-oriente ha spostato la sua attenzione politica verso la direzione socialista la quale prevedeva una redistribuzione egualitaria delle ricchezze con sensibile attenzione verso le classi subalterne che caratterizzavano il ceto sociale di maggioranza. Questo movimento politico-amministrativo prese il nome di socialismo arabo-musulmano - ‘Al-Ištirākiyya Al-Arabiyya’- ed era un’azione sociale diversa rispetto ai gruppi integralisti e conservatori. 


















Per via del continuo, passato, contatto con l’Europa l’Egitto parve il paese iniziatico che seguì questa direzione come apripista. Intellettuali, scrittori e artisti comunisti e socialisti avvertivano la storia del loro paese in modo popolare, seguendo un’ottica semplicistica e pragmatica, necessario per l’emancipazione dello stato. Nel Maghrib il movimento fu di grandi dimensioni ed eterogeneo, nel Mashriq invece la partecipazione fu più ristretta e composta. Il richiamo patriottico si trovò specialmente in Siria – Bilad As-Šam – in cui il partito politico “Ba’th” (Resurrezione) degli studenti, degli operai e delle famiglie del ceto medio lottavano per portare avanti il panarabismo e gli ideali spirituali dell’Islàm. L’Egitto viveva il fenomeno del Nasserismo che fu capace di unificare l’unità araba con laicismo e riformismo (Islah). 


Nella Carta Nazionale si legge una fioritura nazionale basti pensare all’assistenza sanitaria ed istruzione gratuita, sindacalismo, rifiuto della discriminazione sessuale o di genere, assistenza sociale, banche e assicurazioni all’alba di un nuovo Egitto nazionalista. 


Al-Ard Al-Arabiyya, la terra araba, vedeva da un lato Siria, Egitto, Iraq, Algeria e Sudan attive al cambiamento – complici forse le forze europee francesi e inglesi che violentavano questi territori – e dall’altro Marocco, Libia, Giordania e Arabia Saudita impassibili e statici forse complici la rottura della Repubblica Araba Unita, la guerra libanese, l’indipendenza algerina, le guerre d’Israele e della Palestina guidate da personaggi come Gheddafi, Nimeiry, Assam e Saddam Hussein. 


Il socialismo arabo vide risorgere paesi che presero finalmente in mano la loro legittimità facendosi rispettare contro il cattivo occidente colonizzatore e potente. Queste nazioni non erano più inermi e assoggettate, anzi organizzò delle politiche che posero fine all’imperialismo ‘violentatore’ per edificare stati moderni e all’avanguardia. Il panarabismo e il socialismo serviva agli arabi per eliminare la patina da colonizzati cercando così una strategia geopolitica libera dalle potenze britanniche e francesi cercando una dolce e sofferta indipendenza fisica e civile.



Maria Carola Leone

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.