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Intervista esclusiva a Silvia Amato, webmaster e scrittrice impegnata!

È un piacere incontrare Silvia Amato, webmaster, web designer, scrittrice, donna impegnata nel sociale.

Benvenuta Silvia,
innanzitutto voglio iniziare la nostra chiacchierata, chiedendoti una tua personale riflessione riguardo il femminicidio, la vera piaga del nostro tempo. Tu che sei una donna da sempre vicina alle problematiche femminili ... 
Il femminicidio, cui oggi assistiamo pubblicamente in verità è sempre esistito  ed è figlio di una cultura ancestrale, in cui l'uomo ha voluto dominare la donna con la forza, perchè in altro modo non gli sarebbe stato possibile. Da quando all'alba dei tempi  le società umane si sono organizzate in maniera patriarcale, perdendo la precedente condizione del matriarcato, le donne sono sempre state considerate un  bene di proprietà maschile, che poteva essere conquistato o trattenuto con la forza. Ciò che mi conforta, comunque, è constatare che, dopo millenni di sottomissione e  diritti negati, le donne abbiano conservata quasi intatta la loro  forza creatrice, la loro innata capacità intuitiva. Sono solo 70 anni in Italia, ma non molti di più nel resto del mondo occidentale, che le donne sono riuscite a conquistare una dignità sociale, con il voto per prima cosa ma anche con i contratti di lavoro. Dignità che  purtroppo come constatiamo tutti i giorni rimane sulla carta. Psicologicamente gli uomini non sono cresciuti, non hanno seguito emotivamente e  moralmente l'evoluzione che invece le leggi proclamano. Ancora spesso, troppo spesso, nel rapporto di coppia l'uomo considera il corpo femminile una sua proprietà, un suo diritto privato ed è per questo che al momento in cui  si accorge che la realtà non corrisponde alla sua immagine e la donna non è disposta a ricoprire il ruolo  che lui le attribuisce perde totalmente qualunque  legame con la realtà entrando in un meccanismo primordiale in cui  se non può avere l'oggetto del suo desiderio lo rompe! Dobbiamo lavorare molto sulla cultura del rispetto, sull'educazione ai sentimenti. Dovremmo lavorarci già dalle scuole elementari per fornire ai maschi modelli più maturi che li accompagnino in una reale evoluzione nella considerazione dell'altro.

 

Cosa si può fare in termini di comunicazione per far capire a tutte le donne che bisogna agire subito?
L'azione più grande che si possa fare è quella di integrare il maschile nei nostri discorsi, nelle nostre “cose da donne”.  Sono stata felice per esempio di aver trovato un'ampia partecipazione di uomini alla “Race for the cure”, la giornata dedicata alla ricerca per il tumore al seno e sono stata anche molto più felice  il 28 maggio quando molti uomini hanno ritweettato e condiviso gli hashtag #MestruationMatters, in cui si dichiarava una attenzione al periodo mestruale, cosa impensabile fino a pochi anni fa direi. Gli uomini devono imparare a confrontarsi con il femminile, noi donne dobbiamo includerli il più possibile nella nostra cultura, dobbiamo insegnargli la nostra sensibilità, accoglierli. Nello stesso tempo però dobbiamo stare attente a cogliere tutti i messaggi potenzialmente pericolosi da parte dei nostri fidanzati, mariti, amanti, spasimanti e quant'altro. I segnali più pericolosi sono quelli mascherati da gelosia. La gelosia non è un sentimento positivo, è un sentimento che denota insicurezza e volontà di possesso. Ecco una delle cose, di cui dovremmo parlare diffusamente in ogni contesto possibile, l'educazione sentimentale dovrebbe  essere il centro delle nostre comunicazioni agli uomini e alle donne, se davvero vogliamo intervenire in qualche modo sul fenomeno del femminicidio. Non è tanto parlarne e scoprire gli orrori  che ci salverà quanto  denunciare chiaramente quali atti ritenuti “amore” siano in realtà sintomi di sentimenti malati, la gelosia è uno di questi, forse il principale. Molte donne la scambiano per   attenzione: “Se è geloso  vuol dire che mi vuole bene!” ho sentito dire a centinaia di ragazze. Non è vero, se è geloso vuol dire che  ti “vuole”  e basta, non vuole il tuo bene, vuole il tuo corpo e la tua mente, vuole il possesso di te, e questo è pericoloso.

Parliamo di te, Silvia, webmaster, web designer ... A chi, volpe del web non è, vuoi spiegare cosa significano questi termini. Di cosa ti occupi? Raccontaci! 
Beh, semplicemente come webmaster  realizzo siti internet, sia dal punto di vista tecnico, del codice html, il linguaggio che codifica tutte le pagine internet, o  php, che mi consente di realizzare siti dinamici, quei siti per intenderci capaci di accogliere commenti e utenti con diverse capacità e ruoli. Come web designer, invece, mi occupo dell'aspetto grafico, dunque, la scelta di colori e immagini, che meglio rappresentano il mio cliente e  target, a cui deve essere rivolto il sito. 


Ti occupi di "comunicazione etica", che mette al centro di l’uomo. In cosa consiste?
Devo dire che l'esigenza di aggiungere l'aggettivo "etica" al termine "comunicazione" è nata per marcare il confine tra il mio modo di comunicare e quello della pubblicità standard, che utilizza sistemi di psicologia della forma ed altri tipi di psicologia della percezione per indurre attivamente il desiderio dell'oggetto pubblicizzato nelle persone cosidette “bersaglio”. Sono profondamente rispettosa della individualità umana e questa  pratica così semplice e diffusa in pubblicità mi ha sempre provocato un impulso alla ribellione, tanto è vero che su di me non ha mai fatto effetto alcuno spot pubblicitario, se non stimolandomi la repulsione per il prodotto pubblicizzato.
Realizzando siti internet e occupandomi poi anche della campagna pubblicitaria per diversi clienti mi sono trovata di fronte ad un dilemma etico, nel quale mi ponevo pressappoco questa domanda: è imprescindibile usare i sistemi psicologici utilizzati  dalla comunicazione televisiva  o dalla carta stampata per fare pubblicità? La mia risposta è stata ovviamente no, posso comunicare l'efficacia e la bontà di un prodotto  anche non facendo leva sulle pulsioni primarie ma cercando di stimolare l'intelligenza delle persone mettendo in luce i punti di forza, le caratteristiche tecniche, la novità, insomma tutte le qualità positive del prodotto. Da li è nata la comunicazione etica che tende a rispettare il fruitore della comunicazione, a dare notizie più vicine al vero  possibile e a non imbrogliare, infilando nella comunicazione accenni anche spesso espliciti a bassi istinti, come quello sessuale o anche quello dell'ideale angelico, quando non c'entrano niente.

Questa comunicazione dovrebbe essere più mediata oppure più immediata?
La comunicazione etica è, senza ombra di dubbio, una comunicazione mediata, in quanto passa per un mediun che nel mio caso è, appunto, il computer o il telefonino, con cui scrivo il post da pubblicare, ma potrebbe anche passare per la redazione dei giornali, delle televisioni, sempre mediata rimarrebbe. Tempo fa ho scritto un post in cui mi interrogavo proprio sulla natura della comunicazione sui social, su quanta “immediatezza” percepita passi per questo mezzo, ma qui forse andiamo fuori tema!

Non trovi che la comunicazione sia attualmente disumana e aggressiva? Tu, invece, parli di un nuovo umanesimo, perché?
Sì, trovo che la comunicazione sia spesso disumana e aggressiva ma non sempre e non in tutti i casi. Trovo disumani e agghiaccianti gli spettacoli del dolore, dove si mettono in mostra disgrazie e atroci delitti per far ascolti, trovo aggressive molte trasmissioni politiche, trovo aggressivi e anche beceri e stupidi molti post sui social ed è proprio per questo che credo sia necessaria una comunicazione etica, capace di avere rispetto dell'interlocutore, che rimetta al centro l'uomo, proprio come è successo nell'umanesimo dopo l'oscurantismo del medioevo.

Hai scritto qualche anno fa un romanzo, che tratta un argomento tuttora tabù, e di cui pochi parlano, la maternità in una donna disabile. Il romanzo è “Non è stato per caso”. Vogliamo parlarne un po'?
Si tratta di una storia biografica, la disabile di cui parlo nel libro è mia cognata Simona, che non riusciva a rimanere incinta, nonostante, avesse rapporti sessuali  con il suo uomo da anni. Lei ha voluto sua figlia con tutte le sue forze e ha avuto bisogno di una  notevole determinazione per riuscire a scoprire la causa della sua apparente infertilità: aveva una infezione vaginale che i ginecologi non le curavano dopo aver saputo della sua decisione di avere un figlio ... è stata una ginecologa a scoprire l'infezione e a prescriverle la cura, che le ha permesso di rimanere incinta. Quando pensava di avere ormai raggiunto la felicità, una montagna di pregiudizi e cattiverie le si sono riversate addosso. Era una donna disabile e aveva  osato andare contro ogni stereotipo, si sentiva in grado di essere madre, voleva vivere totalmente la sua vita e questo metteva le persone di fronte ad una novità inaccettabile, anche da quelle che aveva vicino, quelle dalle quali si sarebbe aspettata sostegno. Alla fine ce l'ha fatta, ha vinto tutte le battaglie, la figlia è nata e oggi è una splendida ragazza di 24 anni!


Quali sono i temi che preferisci trattare nel tuo lavoro?
Per lavoro io sviluppo qualunque tema, realizzo siti internet per chiunque si rivolga a me e cerco di mettere le persone nelle condizioni di comunicare la propria attività nel modo migliore possibile. Ho rifiutato solamente un sito fino ad oggi. Un sito di un sexy shop, non perché il tema sesso mi sia particolarmente sgradito, anzi, credo che il sesso faccia parte della vita sana di ogni individuo, ma la committente non era stata abbastanza  chiara sulla presenza di scene di violenza. Io non tollero la violenza ed è per questo che ho rifiutato.


Sei anche una fotografa per diletto, cosa è rappresenta per te?
Adoro la fotografia, mi piace stare lì a scegliere l'inquadratura giusta, l'apertura dell'obiettivo, che mi faccia effetti di luce, più o meno, intensi. Non lo so, mi rilassa e mi diverte. Ogni scatto è uno studio, ogni inquadratura una sfida con me stessa addirittura, spesso le perdo anche, ma quando le vinco e ottengo l'effetto, che volevo.  è proprio una bella soddisfazione riguardarle e condividerle!

Ringrazio Silvia Amato e le auguro di conservare sempre l’entusiasmo che la muove.

Potete seguire Silvia Amato:
Twitter: @silviamato
                                                                                 

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