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La Cina vuole impadronirsi del Pacifico meridionale?

Mentre il mondo intero pone attenzione alle vicende dell’Egitto, della Siria, dell’Arabia Saudita e alla questione Isis, silenziosamente nell’Oceano Pacifico si delinea una minaccia poco conosciuta e divulgata dai media, ma capace di mettere in discussione gli equilibri internazionali del pianeta. Si tratta del tentativo da parte della Cina di impossessarsi di tutto il cosiddetto Mare Cinese Meridionale, ovvero di quella porzione di Oceano Pacifico che bagna la Cina Orientale, il Vietnam, la Malaysia, il Borneo e le Filippine.
A regolare i rapporti tra gli Stati nella gestione, lo sfruttamento ed il possesso dei mari interviene un trattato internazionale, la Convenzione di Montego Bay, così denominata dal nome della città giamaicana in cui venne firmata nel 1982, meglio nota come Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Attraverso tale accordo, a cui attualmente aderiscono 164 Paesi compresa l’Italia, è stato dato un assetto preciso alla delimitazione delle acque interne e territoriali di ogni Stato rispetto a quelle internazionali, al fine di evitare eventuali rivendicazioni che avrebbero potuto produrre scontri militari di vasta portata. Uno dei punti più importanti del trattato stabilisce che le isole artificiali, ovvero quelle costruite sul prolungamento della barriera corallina, non possono rivendicare il controllo delle acque circostanti fino a 12 miglia dalla costa, come invece accade per le isole naturali.


Ed è qui che entra in campo la minaccia cinese. La Cina, negli ultimi anni, ha costruito isole artificiali in tutto il Mare Cinese Meridionale ed ora pretende di estendere la propria sovranità territoriale fino alle 12 miglia dalla costa, come accade per le isole naturali, e che le navi civili e militari di passaggio riconoscano l’autorità del governo cinese in quelle zone di mare. La Convenzione di Montego Bay viene, in sintesi, palesemente violata e, qualora le pretese cinesi venissero accettate, la Cina si ritroverebbe la sovrana incontrastata del Mare Cinese Meridionale, giungendo ad estendere i propri diritti marittimi (dalla pesca allo sfruttamento dei fondali) fino ai confini con la Malaysia e le Filippine.
A dimostrare quanto la situazione sia tutt’altro che tranquilla vi è l’invio, da parte degli Stati Uniti, di due portaerei americane operative nel Pacifico, che confermerebbero il sospetto secondo cui il governo di Pechino avrebbe intenzione di denunciare ed abbandonare la Convenzione. Se ciò avvenisse, per tutelare la sovranità degli altri Stati sui propri mari le strategie diplomatiche potrebbero risultare insufficienti. L’unico rimedio, allora, sarebbe il ricorso alla forza militare.

Anna Rita Santabarbara

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