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Le parole abbandonate: "Meraviglioso"

MERAVIGLIOSO [me-ra-vi-glió-so]

Proprio qualche tempo fa, navigando in internet, mi sono imbattuta nella campagna promossa dalla Treccani contro l’uso smodato dell’aggettivo "carino". Ricordo benissimo che nello spot pubblicitario la protagonista utilizzava l’abusato diminutivo per descrivere un film, un ragazzo e persino un panorama mozzafiato. 


“La lingua italiana comprende oltre duecentocinquantamila parole” recitava una voce fuori campo; avete capito bene, duecentocinquantamila! Eppure nell’era in cui per esternare la nostra interiorità preferiamo affidarci alle immagini, magari prima accuratamente passate attraverso un qualche filtro, di parole se ne usano sempre meno. C’è una vera e propria perdita del lessico e per questo ho deciso di partecipare all’iniziativa promossa da Prima Pagina Online e di “adottare” anch’io una parola, affinché essa non scompaia in qualche scaffale impolverato della nostra lingua. Il termine a me caro è meraviglioso, ossia “che suscita meraviglia, e spesso anche un senso di stupore, per le sue qualità, per i modi in cui si manifesta” (Treccani, Vocabolario online), un aggettivo insomma capace di far lacrimar gli occhi di gioia al solo sentirlo. Ma andiamo per gradi, meraviglioso deriva, con l’aggiunta del suffisso aggettivale –oso, da "meraviglia" che a sua volta proviene, come la maggior parte delle parole italiane, da un sostantivo latino: il plurale neutro mirabilia “cose straordinarie" nonché veri e propri “miracoli”. E quante volte vi sarà capitato di imbattervi in un miracolo della natura? Nella bellezza di un tramonto o nella perfezione di una manina di un bimbo appena nato? Capirete che tutto ciò, senza dubbio, non può essere soltanto carino; perciò non stanchiamoci di cercare ogni volta l’aggettivo più appropriato, anche quando non sembrano esserci parole adatte. Perché il mondo in cui viviamo molto spesso è ancor più "meraviglioso" di quel famoso paese in cui era finita la piccola Alice, protagonista di Alice's Adventures in Wonderland (1865) e di Through the Looking Glass and What Alice Found There (1871), i due straordinari capolavori dello scrittore britannico Lewis Carroll.


Giulia Mastropietro



Profilo dell’autrice:
Giulia Mastropietro ha studiato Lettere Moderne, specializzandosi successivamente in Linguistica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, discutendo una tesi sulle traduzioni italiane di Through the Looking-glass and what Alice found there di Lewis Carroll. Da sempre è affascinata dalle parole, in particolare dai processi di formazione, e dalla storia della lingua italiana.


Articolo a cura di Cristina La Bella 



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