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Le parole abbandonate: "Miracolo"

MIRACOLO [mi-rà-co-lo]
Mi sono innamorata di una parola. Capita spesso. Tutto è iniziato il 6 gennaio, il giorno dell’epifania, durante il quale ho chiesto come regalo la realizzazione di un nuovo progetto. Durante l’evento, da me promosso per il Caffè letterario, “Dona Una Parola”, senza esitazione, ho proposto ai partecipanti di riflettere su un termine: miracolo. Il risultato è stato talmente sorprendente, da spronarmi a realizzare il Programma Miracolo appunto, che ha abbracciato tutte le persone con gravi difficoltà, uomini alle prese con problemi quotidiani, gente pervasa dalla tristezza e abbandonata a se stessa. 
                                   

Veniamo però al vocabolo, che ho scelto, per partecipare a questa splendida iniziativa de Le parole abbandonate. Il termine miracolo, seguendo l’etimologia che ne dà il visitatissimo portale Garzanti Linguistica, deriva dal dal lat. miracŭlu(m), ‘meraviglia’, a sua volta da mirāri ‘osservare con ammirazione, meravigliarsi’. Indica un fatto eccezionale, fuori dalla norma e dalla consuetudine, attribuito ad un intervento soprannaturale. Dal punto di vista religioso, è inteso come un fatto straordinario, che si ritiene sia stato operato da Dio o per mezzo di una sua creatura. Si sente spesso dire “Io non credo ai miracoli”. Effettivamente, tornando a quanto detto in apertura, molte persone a cui avevo proposto di entrare nel mio programma di sostegno, mi hanno risposto in questo modo. Io, che ho sempre ritenuto la parola miracolo di una bellezza assoluta, proprio perché permeata di intrinseca straordinarietà, per non spaventarli, l’ho sminuita. “Del resto cos’è un miracolo?” ripetevo loro. Beh, non è solamente un fatto sensazionale, per comprenderne pienamente il significato, non bisogna certamente escludere la dimensione spirituale, che per taluni si sovrappone alla figura di Dio stesso. Ora che i miei protetti ci credano o meno, conta ben poco, perché miracolo vuol dire anche regalare una speranza. Miracolo significa una nuova opportunità di rinascita. La fiducia, non utopica, che davvero si possa vivere in un mondo dove “buongiorno vuol dire veramente buongiorno”, parafrasando il film del ’51, diretto da Vittorio De Sica e sceneggiato da Cesare Zavattini, Miracolo a Milano. Pensate, avrebbe dovuto chiamarsi I poveri disturbano, ma ora ditemi voi se non è più appropriato quel “miracolo” presente nel titolo. Miracolo è quel pensiero del “non si sa mai” che ognuno fa e che aiuta a vivere.

Margherita Musella 

Profilo dell'autrice: 
Margherita Musella è una scrittrice ponzese, che da 44 anni vive ad Arbatax di Tortoli, in Sardegna. Ha pubblicato quattro libri: Ci beviamo un caffè? (2007), Ci vuole poco … Anzi niente (2009), Non dimenticare di essere felice (2010) e Scuola di cucina (2012). Dal 2011 si occupa anche de “Il Caffè Letterario” ed è impegnata nella promozione di concorsi ed eventi letterari.

Articolo a cura di Cristina La Bella 


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