Ultime Notizie

Le parole abbandonate: "Obsoleto"

OBSOLETO [ob-so-lè-to]

Si stima in modo approssimativo, l’unico modo, tra l’altro, per trattare questioni così complesse, che la lingua italiana sia costituita da un numero compreso tra le 215.000 e le 270.000 unità lessicali, come ci spiega il professore e linguista Luca Lorenzetti nel suo saggio L’italiano contemporaneo. Si tratta di un numero che, tuttavia, non tiene conto dei lessemi una volta flessi. Nel 2004, a tal proposito, questo studioso stimava che esistessero almeno due milioni di parole «dicibili e scrivibili in italiano». Una mole immensa, insomma. L’italiano, di cui dobbiamo prenderci cura, è “una lingua intesa come eloquio ricco, fecondo e forbito, che contenga luoghi non solo belli, ma talvolta ameni, brioche non solo buone, ma talora fragranti, una lingua che sappia distinguere la noia dal tedio più tetro e magari la gioia dal più ineffabile giubilo” come si legge in un articolo non molto recente de Il Corriere della Sera, ma attuale, che racconta il “decesso” di alcuni tra i termini più esclusivi del nostro vocabolario.


Nel novero di queste parole, che denotano la capacità incommensurabilmente vasta di espressione dell’italiano, tuttavia, se ne contano circa tremila che rischiano la definitiva scomparsa. Questo l’SOS lanciato dallo Zingarelli, il vocabolario della lingua italiana, edito dalla casa editrice Zanichelli. Termini desueti che, sostituiti da sinonimi più diffusi, si avviano all’estinzione. Obsoleto, la parola che è ho scelto di adottare, è uno di questi. Deriva da latino, “ob” contro e “solere” essere solito. Significa disusato, antiquato, passato di moda, ed è riferito a vocaboli, locuzioni, costrutti sintattici e simili. Nel linguaggio tecnico, si dice di apparecchi o impianti, che, pur essendo ancora in perfetta efficienza, risultano non più competitivi rispetto ad altri basati su tecnologie più avanzate. In botanica si usa nel caso di organi, tessuti, o composizioni poco sviluppate e atrofizzate. Il famoso sito “Una parola al giorno” lo considera un termine dalla grande espressività e grande forza, ma oramai antiquato, un ingombro del passato, paragonabile ad un calcolatore a schede perforate o ad un polmone d’acciaio. Per quanto riguarda la traduzione dall’italiano all’inglese, nel caso di contesti generici, la parola può essere resa con “obsolete”, “deprecated” e “outdated”. In situazioni più specifiche, nell’ambito di software o di programmazione, invece, bisogna essere accurati e minuziosi: “obsolete” e “deprecated” coesistono associati a concetti differenti (“deprecated”: indica una versione, che può essere supportata, benché poco all’avanguardia; “obsolete”: dal valore non più definito, designa, invece, ciò potrebbe non essere supportato). Nel parlato obsoleto è decisamente raro. In sostanza bisogna correre ai ripari: dovremmo usarlo sovente, preservandone la “quantità”, cioè la sua diffusione nel linguaggio comune, e salvaguardane insieme la “qualità”, ossia la sua presenza nelle opere letterarie, necessaria perché non si spenga, avvolto da una pira di fuoco, portandosi dietro, mi sia permessa l’iperbole, qualcosa di ognuno di noi.

Federica Cabras 

Profilo dell'autrice:
Federica Cabras collabora per la BookSprint Edizioni. Recentemente ha pubblicato il thriller mozzafiato “E non vissero felici e contenti”, disponibile sia in cartaceo che in formato ebook.



Articolo a cura di Cristina La Bella 

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.