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Nelle librerie arriva "Sulle tracce del Surrealismo Italiano" di Silvana Cirillo

La magica sorpresa di ritrovarsi un leone in quell'armadio, in cui si voleva prendere soltanto una camicia, ecco cos'è il surrealismo. Faccio il verso a Frida Kahlo, ma al contrario di quel che si pensa, anche l'Italia ha avuto straordinari scrittori immaginifici. Savinio, Delfini, Landolfi sono soltanto alcuni esempi. Di questo e molto altro parla "Sulle tracce del Surrealismo Italiano", Esedra ed., l'ultimo splendido libro di Silvana Cirillo, una delle massime studiose di letteratura contemporanea, in particolar modo di quell’area definita da Gianfranco Contini come “Italia Magica”, e docente di Italianistica all'Università La Sapienza di Roma. 
    
                                       

Nel volume, pubblicato lo scorso maggio, l’autrice racconta una pagina della nostra letteratura ancora purtroppo poco nota ai più, sperimentale tanto nelle strutture narrative, quanto nel linguaggio, detonatore di equivoci e ambiguità, che unito al culto del dilettantismo, vale a dire al rispetto della divina frivolezza, va ad accogliere tutto quello, che prima era stato sempre rifiutato, perché tacciato di superficialità. Viene presa in esame quell’arte d’avanguardia che, nel tentativo di recuperare il presente, per non essere schiacciata dai padroni del passato, involve, ritorna bambina, approda all’infanzia, riscattando così il divertimento e il gioco, tanto il meraviglioso quanto l’assurdo. Come si legge nella quarta di copertina del libro “ne scaturisce il quadro di una sorprendente Italia letteraria […] in cui scrittori come Buzzati, Savinio, Viani, Ortese, Landolfi, Delfini, Masino, Gallian, Malerba, de Chirico, de Libero e Zavattini situano la propria scrittura sulla "soglia", laddove cioè è possibile guardare contemporaneamente dentro e fuori e dove il classico rigido segno topologico che separa razionalità e immaginazione, sogno e veglia, giorno e notte, conscio e inconscio ... non ha ragione di esistere”. 

                             

Nell'appassionante prefazione storico-letteraria, tra le tante questioni affrontate, Silvana Cirillo illustra le ragioni per cui in Italia sia mancato l’equivalente di un movimento organizzato quale il Surrealismo, pur essendoci alla base tutte le premesse per cui esso esplodesse, evidenziando come esse siano da ricercarsi, per lo più, nell’ondata dittatoriale, che, di lì a poco, avrebbe travolto il nostro paese, e che con qualunque mezzo tentava di soffocare ogni forma di espressione, che cozzasse con l’esasperato nazionalismo, nel clima di ritorno all’ordine, dopo la stagione delle avanguardie, e nella presenza ingombrante della Chiesa, che mai avrebbe potuto abbracciare la libertà sessuale e la difesa della libido, propugnate dai surrealisti. All’introduzione, seguono quattordici capitoli, ricchi di aneddoti e curiosità, primizie per palati raffinati, dedicati a geni indiscussi del Novecento e ai loro rispettivi capolavori, che vale la pena conoscere. Un viaggio culturale che apre infiniti mondi artistici e offre molteplici spunti di ricerca e riflessione. Si parte da Lorenzo Viani, pittore e scrittore espressionista, vagabondo fra i vagabondi, capace di raccontare con slancio tanto la dolorosa condizione di soldato al fronte durante la Grande Guerra quanto un’inaspettata Parigi, corrosa dal vizio e dall’alcool, scavata dalla sifilide e dalla fame, popolata da “gentugliora sfigurata dalle disgrazie della vita". Del tormentato viareggino è anche Il folle (1907-09), il dipinto, che campeggia sulla copertina del libro Sulle tracce del surrealismo italiano

                          

Poi è il turno di due fratelli: l’acuto e mordace Alberto Savinio, di cui è uscito, qualche anno fa, un volume della stessa autrice, Savinio, un temperamento aereo (ed. Ponte Sisto), in cui Silvana Cirillo affiancava alla poetica dell'artista cosmopolita l’analisi delle sue opere più famose come Hermaphrodito (1918) e Tragedia dell’Infanzia (1937); e il grande Giorgio de Chirico, conosciuto per lo più come pittore metafisico e surreale, autore dell'onirico Ebdòmero (1929). Entrambi furono annoverati da André Breton, tra gli iniziatori del Surrealismo francese, nell’Anthologie de l’humour noir del 1937. Si passa, in seguito, a Dino Buzzati, il quale, scegliendo l’arte dell’allusione e dell’irrealtà, ha fatto dell’assurdo il suo punto di forza. Si pensi, soltanto, a Il deserto dei tartari (1940) o ai Sessanta racconti (1958), apprezzati soprattutto in Francia. Più avanti si discorre di Antonio Delfini, il flâneur per antonomasia, artefice ad esempio de Il fanalino della Battimonda, una delle pochissime brillanti esperienze italiane di scrittura automatica, stilato in due sole sere tra il '33 e il '34 a Parigi. Poi Libero de Libero, poeta ermetico, del quale scopriamo, invece, un inatteso lato noir e macabro, che trova nei racconti de Il guanto nero (1959) la sua massima espressione; e Tommaso Landolfi, che nella maggior parte delle sue opere, tra cui ricordiamo Dialogo dei massimi sistemi, Il mar delle blatte e La pietra lunare, ha strimpellato tutte le corde del Surrealismo: dall’onirico all’orrido, dall’ironico al fascinoso, sempre alla ricerca di un linguaggio nuovo. Marcello Gallian, l'enfant terrible, espressionista nella penna e nel pennello, autore del romanzo Bassofondo, subito censurato e ripubblicato con il titolo più tenue In fondo al quartiere. Nelle battute finali, il libro si tinge di rosa, proponendo i ritratti di due sorprendenti scrittrici: l’indomabile e ribelle Paola Masino e la zingara sognante Anna Maria Ortese, entrambe legate, per ragioni diverse, a Massimo Bontempelli, promotore del celebrato Realismo magico. La prima dal '27 diviene sua amorevole compagna (a dividerli quasi trent’anni di differenza, ad unirli la passione per la letteratura), la seconda invece lo ritiene un vero e proprio mentore. Fu lui, infatti, nel '37 a tenere a battesimo la Ortese, facendo pubblicare da Bompiani la raccolta Angelici dolori e fu sempre lui a premere affinché la Masino ultimasse Nascita e Morte della Massaia (1945).   

                           


A chiudere il volume due scrittori padani: Cesare Zavattini, originario di Luzzara, la cui attività di sceneggiatore, per la quale è famoso nel mondo, non è che la pinna dorsale di uno squalo ben più creativo e immaginifico (basterebbe citare la raccolta surrealista Io sono il diavolo del ‘42); e Luigi Malerba, nato a Berceto, uno degli scrittori più originali e brillanti del secolo breve, fiore all’occhiello della nostra letteratura, di cui l’autrice analizza Salto Mortale (1968). Possiamo ben dire che i protagonisti di Sulle tracce del Surrealismo Italiano si siano divertiti a registrare il “lato b” del disco, inventando paesaggi e figure, che acquistano dimensioni incongrue, misteriose, sospese tra realtà e sogno appunto. E la storia della musica ci insegna che molto spesso ad affascinare non era la traccia incisa sul “lato a”, ma quella sul retro, quella sulla quale nessuno avrebbe mai scommesso. A tre anni di distanza dal successo editoriale di Za l’immortale, dopo il libro-intervista Zavattini parla di Zavattini, vincitore del Premio Vitaliano Brancati nel '80, e dell’opera giornalistica Dal nostro inviato, scritta in coppia con Giuseppe Neri, Silvana Cirillo, vincitrice del Premio speciale per la saggistica “Efebo d'oro” nel ‘92 e dell' «Orient Express» nel ‘98, pubblica una nuova preziosa perla letteraria da aggiungere alla vostra libreria.


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