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Olimpiadi sì o no? La scelta che divide i romani


Uno dei temi principali che differenzia il programma di Virginia Raggi da quello Roberto Giachetti nella campagna elettorale romana sono le Olimpiadi. La linea politica del M5S è da sempre basata sulla contrarietà alle grandi opere, dalla TAV allo Stretto di Messina. Lo stesso vale per le Olimpiadi, almeno finché la situazione economico-sociale del paese non si sarà normalizzata. Roberto Giachetti su twitter invece definisce le Olimpiadi “un’occasione storica” per Roma. Uno studio dell’Università di Tor Vergata ha quantificato che le Olimpiadi creerebbero 177.000 nuovi posti di lavoro e un incremento del PIL dello 0,4%. Nel 1960, Roma fu protagonista dei giochi Olimpici, e non solo. La capitale visse un periodo d’oro di grande sviluppo urbanistico e infrastrutturale. Da quegli anni i romani hanno ereditato lo stadio Olimpico, il villaggio Olimpico al Flaminio e la riqualificazione dell’Eur. Non bisogna però dimenticarsi che i giochi di Roma 1960 si sono svolti in un contesto di forte sviluppo economico. Roma nel 2016 si presenta molto diversa da allora: una città pervasa dalla corruzione, con gravi carenze nelle infrastrutture e nella viabilità. Un’importante manifestazione sportiva potrebbe essere la vera occasione di riscatto. Però i grandi eventi che si sono svolti in tempi più recenti a Roma sono stati gestiti in maniera tutt’altro che esemplare. 

I mondiali del 1990 sono costati l’84% in più rispetto alle previsioni iniziali. Nel 2009, i Mondiali di Nuoto hanno trascinato con sé inchieste giudiziarie e opere incompiute. Della città dello sport di Tor Vergata, costata 250 milioni di euro, è rimasto un cantiere incompiuto e le cosiddette “vele” dell’archistar Calatrava. Dato che la struttura rimase incompleta, le gare di nuoto si dovettero disputare al foro italico. Il Polo natatorio di Valco San Paolo è stato usato un solo mese, per un costo di 16 milioni di euro, per poi essere abbandonato al degrado e alla sporcizia. Guardando agli altri paesi europei, viene in mente il caso nefasto di Atene 2004. In quell’anno il deficit crebbe di più del 6% e il debito raggiunse il 110%. Da quei conti dissestati è iniziata la drammatica crisi greca. Un campanello di allarme che ha aveva spinto Mario Monti a rifiutare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. Ora la situazione è meno grave rispetto al 2012, però i precedenti impongono una seria riflessione. Il presidente del Comitato promotore di Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, sostiene che se il sindaco di Roma fosse contrario ai giochi, la candidatura verrebbe ritirata. Secondo Montezemolo, oggi Roma non sarebbe pronta per le Olimpiadi, ma entro otto anni possono essere risolti vari problemi che la affliggono. Il tema resta comunque molto divisivo e spinoso. Tanto che si sta facendo strada l’ipotesi di un referendum sulle Olimpiadi, “da valutare” secondo Virginia Raggi. La candidata grillina invita prima di tutto a pensare all’ordinario, e solo in seguito allo straordinario. Tenendo sempre conto che davanti ai grossi appalti, il malaffare è sempre in agguato.

Gloria Gattoni

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