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Per gli adolescenti meno punizioni e più ricompense

Chiunque abbia un adolescente in casa lo sa… Quanto sarà difficile mettere dei paletti oltre i quali non si deve andare; stabilire delle regole; imporre degli orari.
Perché sono arrabbiati – io direi quasi furiosi – con il mondo intero. Si sentono inascoltati, incompresi.
Ma come fare per farsi capire? Qual è il modo giusto per farsi ascoltare?


Per i seguaci delle punizioni sempre e comunque – quelli che “Ora ti tolgo il cellulare…” oppure “Non esci per un mese!” – questo articolo sarà fonte di risate o spunto di riflessione, perché, udite udite, gli adolescenti rispondono più alle promesse di ricompense che alle minacce di punizione.
Ebbene sì, o almeno è quello che ci dice uno studio pubblicato su PLOS Computational Biology.
Inoltre, gli adolescenti sono meno propensi di noi adulti a riflettere sulle conseguenze di una decisione sbagliata.
Stefano Palmiteri – neuroscienziato italiano all'École normale supérieure di Parigi – ha condotto un esperimento. Si trovava all’University College London.
Ha preso 18 volontari di età compresa tra i 12 e i 17 anni e 20 d’età compresa tra i 18 e i 32 anni. A tutti è stato chiesto di scegliere simboli astratti – ogni simbolo era associato a una ricompensa, a una punizione o a nessuna conseguenza. Durante la prova, tutti potevano imparare ad associare la conseguenza corrispondente a ogni simbolo: in altre parole si poteva modulare ogni scelta.
Tutti si sono mostrati ugualmente capaci di scegliere i simboli associati alle ricompense, ma i teenager sono stati meno capaci degli adulti a evitare quelli legati alle punizioni – inoltre non sono stati abili nell’immagazzinare le informazioni su come sarebbe potuta andare se avessero scelto diversamente. I dati comportamentali, poi, sono stati retti da modelli computazionali.
Quindi, genitori: meno castighi e più ricompense. E lasciaglielo, quel benedetto cellulare. Ah, e non li murate vivi in casa.


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