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Quando la letteratura si tinge di giallo e noir


La storia del giallo letterario coincide con la narrazione poliziesca che si è evoluta in nuovi filoni, thriller, spy-story e il giallo psicologico, registrati solo da alcuni anni. Questa letteratura si tinge di giallo perché ci si riferisce alla collana I Libri Gialli ideata da Lorenzo Montano pubblicata in Italia per Mondadori dal 1929. Il colore di queste copertine è simbolo di storie poliziesche, in Francia conosciuto come Roman Policier, dense di cronaca misteriosa e pericolosa. 



La nascita di questo genere si celebra con la pubblicazione de I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, pubblicato nel 1841, in cui il personaggio Auguste Dupin, investigatore, riesce a risolvere i casi senza recarsi personalmente sul luogo del delitto grazie alla sua grande deduzione e fiuto. Dupin sarà il modello per i successivi scrittori che si consacreranno al genere poliziesco, come il celeberrimo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle protagonista di Uno studio in rosso del 1887. 
L’Italia sembrerebbe essere pioneristica in questo senso perché le origini del giallo si fanno risalire a una traduzione di Cristoforo Armeno di Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo nel XVI secolo che ispirò anche Voltaire in Zadig. Un altro esempio è il romanzo di Francesco Mastriani del 1852 intitolato Il mio cadavere in cui la figura del Dottor Weiss è contemporanea a Holmes e a Il cappello del prete del milanese Emilio De Marchi ambientato nella pittoresca Napoli. 



All’inizio del secolo scorso il genere ha conosciuto una grande fortuna diventando così un best-seller da libreria. Vari sono gli autori che hanno raggiunto fama mondiale, da Raymond Chandler a Rex Stout senza dimenticare Nero Wolfe fino alla conosciutissima Agatha Christie e il suo romanzo Poirot a Styles Court del 1920. Nel Novecento si è dato meno spessore freddo e più umano al detective e alle storie narrate e solamente negli anni trenta alcuni autori comincino a rispettare gli schemi del giallo classico. In America ed Europa pian piano si allontaneranno del modello alla Sherlock Holmes per dare spazio all’hard boiled, conosciuto come noir, in cui il delitto è la chiave della narrazione e la descrizione psicologica dei personaggi è condita da toni oscuri e negativi in un linguaggio crudo e volgare, spesso ricco di espressioni gergali dei bassi fondi della società. Questi racconti sono ambientati in zone degradate e corrotte delle grandi metropoli dell’America segnata dalla crisi del ‘29. 
Decisamente più raffinati e aristocratici sono i detective della scuola europea del giallo come il 
Commissario De Vincenzi di Augusto De Angelis che non ebbe molta fortuna a causa della chiusura intellettuale e culturale fascista italiano che non guardava di buon occhio questo genere e che nel 1943 impose il sequestro in Italia di tutti i romanzi gialli stampati o che erano in vendita. Dagli anni ‘30 Georges Simenon e il suo Commissario Maigret hanno cambiato l’idea di indagine introducendo ambientazioni meno aristocratiche e più vicine all’uomo comune borghese scendendo così in strada analizzando le più amare inquietudini del popolo raccontate magari nelle brasserie parigine o nelle banlieues
Dagli anni Cinquanta a oggi il giallo perde la funzione catartica del modello inglese dettato nei decenni precedenti. Sarà così che La Promessa di Dürrenmatt diventerà il fallimento della trama investigativa che non è più capace di cogliere la verità autentica che si nasconde dietro al crimine commesso. Negli anni sessanta Si ricorda Giorgio Scerbanenco, maestro dei giallisti attuali italiani, che con i suoi romanzi fotografa uno spaccato amaro dei dolci anni Sessanta del boom economico. Negli anni Settanta si racconta il potere e i suoi complotti e misfatti denunciando le cronache di un tempo caotico senza ritorno come in Fruttero & Lucentini. Dalla fine del secolo scorso ai giorni d’oggi il giallo si colora di tematiche esistenziali sociali, storiche e politiche in Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, il siciliano Andrea Camilleri e lo spagnolo Pepe Carvalho, pseudonimo di Manuel Vazquez Montalban, e al francese Daniel Pennac il loro romanzo tende a far scuotere piuttosto che divertire. 



Dagli anni Novanta oltre alla genialità camilleriana del suo commissario Montalbano si è imposta nello scenario continentale anche una schiera di giallisti scandinavi – Larsson, Mankell, Marklund e altri – le cui opere presentano degli ambienti freddi, nordici e spesso anche gotici divenute anche versioni cinematografiche di successo nell’Europa contemporanea. Anche i cartoni animati si colorano di ocra dal 1994 grazie a Gosho Aoyama e al suo manga famoso in tutto il mondo: il Detective Conan che propone lo stereotipo dell’investigatore infallibile, la deduzione come strumento di indagine e la struttura di alcuni gialli come delitti impossibili.

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