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“Scuola di cucina… io e le altre!” Un inno alle donne e alla loro forza

Qualcuno dice che ciò che non uccide fortifica. Molti pensano sia una frase fatta, una banalità del calibro di “un taglio nuovo di capelli su una donna vuol dire tradimento” o “gli opposti si attraggono”. In realtà è una massima tanto reale quanto importante. Le donne, nel loro essere sempre forti, sempre perfette seppur nelle loro imperfezioni, sempre sorridenti muoiono ogni giorno, per rinascere, esattamente come le fenici.
Vengono tradite, umiliate, usate.
Il loro corpo viene strumentalizzato.
Vengono offese in un modo meschino, subdolo, maligno da una società maschilista che vorrebbe mamme e mogli ma non Donne, Donne con la “D” maiuscola.
Vengono ammazzate – con taniche di benzina lasciando che i loro corpi brucino fino a spegnersi da soli, nella pace di una morte che non ha un senso d’esistere – e vengono derubate dalla loro identità – nel caso di sogni lasciati infrangere come onde nelle rocce.


Ma non appassiscono. Non importa quale metodo cattivo venga ideato dagli uomini per abbattere quella loro forza interiore, quel loro essere preziose e belle. Non importa quanto il loro lavoro venga sminuito – perché, checché se ne dica, gli uomini vengono, generalmente, retribuiti meglio. Non importa che vengano chiamate “incapaci”. Perché loro, sempre e comunque, la testa non la abbasseranno. Non si piegheranno alle angherie.
E sapranno essere tutto… donne, madri, mogli, amanti, migliori amiche, lavoratrici instancabili.
Ecco cosa sono, le donne. Ed ecco perché, quando stringono un legame, esso è destinato a durare per sempre.
Il romanzo “Scuola di cucina… io e le altre” è un inno alle donne. Un inno alla loro instancabile forza, a quel loro essere innamorate… della vita e dell’amore.
Giada è sempre stata una donna tenace, vivace, ma adesso è un periodo no: frustrata, non trova una ragione per andare avanti. Mentre la sua mente si lascia andare allo sconforto, pensa a ciò che sta perdendo: la vita è uno spettacolo meraviglioso. Nonostante il suo Luca non l’appoggi nella scelta di avere sempre nuovi stimoli, lei comprende: deve mettere su una scuola di cucina per ritornare a sentire il sangue pomparle nelle vene. Ed è così che alla sua vita si legano Claudia, Consuelo, Anna e Paola.
Cinque donne diverse, cinque differenti cammini ma cinque cuori molto simili che, battendo all’unisono, riescono a darsi energia, come fossero uniti da un filo fatto di oro.
Ognuna di loro ha i suoi problemi, i suoi pensieri, i suoi dubbi e le sue paranoie. Perché essere forti non vuol dire non soffrire, non avere il timore di soccombere dinanzi al peso di una vita che talvolta toglie più di quanto non dia. Essere forti vuol dire cadere, sbucciarsi le ginocchia e ripartire, più forti e speranzose di prima.
Spesso le sfide ci sono poste davanti, ma dobbiamo avere il coraggio di affrontarle, di superarle al meglio… come solo noi lo sappiamo fare.
“Io in effetti credo che ognuno deve affrontare degli esami che sono comunque sempre risolvibili: l’importante è credere nella riuscita. Se quella data sfida non avremmo potuto affrontarla, non ce l’avrebbero data. Il risultato positivo è certo, ma dipende da noi. In effetti siamo messi in valutazione per dimostrare il coraggio, la forza, il buon atteggiamento, la tenacia di cui siamo provvisti. Insomma, dobbiamo mettere all’opera tutte le doti che sono in noi e di cui siamo dotati e che escono fuori nel momento in cui decidiamo di dare loro attenzione. Bada però che se accettiamo la sconfitta, siamo noi e solo noi gli artefici di essa.” ci dice un passo del libro, e a noi non resta che fare tesoro di queste parole.
Con l’aiuto delle sue quattro “allieve” la tenace Giada riuscirà ad affrontare un mostro che le succhia via la vitalità. Le loro storielle, le loro barzellette e gli aneddoti che loro le raccontano riusciranno a strapparle un sorriso.
E benché non si sia al riparo mai – soprattutto dalla morte che poi ruba ciò che abbiamo costruito così diligentemente – insieme si può sorridere, alzarsi. Insieme ce la si può fare.
Perché l’amicizia fra donne può l’infinito ed è l’infinito.
“Decise di far circolare l’idea che senza dubbio il marito, la famiglia, il lavoro rendono la vita intensa e apprezzabile ad ogni donna, ma non la completano, invece il mantenere contatti costanti con tutte le donne che si sono conosciute può fare la differenza. E non è importante quanta distanza ci sia fra un’amica e l’altra: un’amica non è mai abbastanza lontana da non essere raggiunta.”
Ecco perché questo testo è un inno alla speranza… un invito a non mollare anche quando le cose si fanno difficili, quando gli ostacoli diventano alti, quando la testa viene meglio lasciarla abbandonata su un lato.
Gli uomini sono spesso infantili, egocentrici. Eterni Peter Pan, non sempre sono capaci di stare accanto alle proprie donne con accortezza, con maturità. Ma amano, in quel loro modo incomprensibile ma bello come l’alba in estate, e soffrono quando gli occhi della propria metà non brillano di gioia.
In questo testo tanti valori, tante emozioni, tanto essere. Quotidianità e realtà. E tanta voglia… di superare le sconfitte, di ritornare alla serenità, di godere di una vita che toglie, sì, è vero, ma che dà e dà alla grande.
Una vita che è unica e speciale, e proprio in questo suo essere esclusiva basa la sua preziosità.



         

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