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Venezuela, allarme crisi umanitaria: scuole chiuse, acqua e cibo razionati

Continua lo stato di emergenza in Venezuela. Il Paese, tra i maggiori produttori di petrolio al mondo, è ormai in ginocchio a causa della crisi petrolifera che negli ultimi mesi ha visto crollare il prezzo del greggio. Al dramma economico si è aggiunta la lunga e devastante siccità che sta prosciugando le risorse idriche del Paese con pesanti ripercussioni sull’industria idroelettrica, incapace di produrre energia a sufficienza per il fabbisogno della popolazione. Sul lastrico anche l’industria per carenza di materie prime. Acqua e cibo sono razionati, mentre il governo ha disposto blackout giornaliero di quattro ore per l’erogazione della corrente elettrica.


Colpita duramente è l’istruzione pubblica, al centro del programma di riforme voluto da Hugo Chavez. Le scuole, infatti, restano chiuse periodicamente per mancanza di energia elettrica. Non solo. Gli insegnanti sono costretti spesso ad assentarsi nei giorni lavorativi concomitanti con la distribuzione di cibo. Se non si mettono in fila insieme agli altri di buon’ora, all’orario di uscita dal lavoro, infatti, rischierebbero di non trovare più nulla. Scelta ancora più sofferta quella dei presidi che hanno dovuto chiedere alle famiglie di non mandare a scuola i loro bambini e ragazzi se non fossero stati in condizioni di portarsi il cibo da casa.
Insomma, un Paese completamente paralizzato a causa, secondo molti, delle politiche energetiche degli ultimi anni, incentrate tutte sul petrolio e poco inclini a favorire la nascita e lo sviluppo di industrie private, in contrasto con la retorica socialista e comunista a cui il governo dittatoriale si ispira da decenni. Lo stesso governo che recentemente ha distribuito nelle scuole trentamila libri di testo sul socialismo venezuelano e che gli insegnanti, per protesta, non hanno neppure aperto.

Insomma, un quadro piuttosto drammatico che pare non trovare soluzioni immediate. L’opposizione, intanto, ha già raccolto due milioni di firme per un referendum contro il presidente Nicolas Maduro, accusato di essere il maggiore responsabile della crisi umanitaria.

Anna Rita Santabarbara

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