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Malinowski e la sua osservazione partecipante in Melanesia

Uno dei più importanti studiosi di antropologia culturale del XX secolo è il polacco Bronislaw Malinowski. Proveniente da una famiglia medio-borghese, conseguì il dottorato all’Università Jagellonica e frequentò l’Università di Lipsia dove subì il fascino di Wundt e della sua teoria sulla psicologia popolare, terminò la sua formazione alla London School of Economics and Political Science. Insegnò nella stessa London School of Economics e nel 1922 pubblicò la sua opera più celebre Argonauti del pacifico occidentale e, in seguito allo scoppio del secondo conflitto mondiale, si trasferì negli Usa dove insegnò all’Università di Yale fino a quando si spense nel 1942. 



Malinowski è considerato il padre fondatore della moderna demopsicologia in quanto ha rivoluzionato metodologie e approccio, tendenzialmente pratico, utilizzando un’analisi equilibrata che studia il funzionamento della società dall’interno. Per seguire questa via scientifica, è bene capire cos’è la cultura per l’antropologo: nel saggio pubblicato postumo nel 1944, intitolato Una teoria scientifica della cultura, egli si fa prestare da Tylor la nozione di cultura come ‘insieme complesso’ in cui le singole parti garantiscono il funzionamento dell’intera macchina. 
La società universale possiede dei bisogni umani che possono essere suddivisi in tre macro-categorie: i basic needs (mangiare, dormire, riprodursi) detti anche primari; soddisfatti questi, l’uomo richiede bisogni secondari come l’organizzazione politica ed economica. Infine vi è il terzo tipo di bisogno, quello di natura culturale in cui credenze, tradizioni e il linguaggio appaiono fondamentali per il concetto di coesione e condivisione sociale di valori. Per capire meglio quanto detto potremmo ricordare la sua ricerca nelle isole Trobriand


Nel 1914, quando l’Europa assisteva al tragico scoppio della Grande Guerra, Malinowski si trovava in Australia per un congresso e fu trattenuto per qualche tempo; nonostante ciò, le autorità gli permisero di realizzare alcuni studi etnografici nella Melanesia per conoscere la lontana cultura indigena. Egli si concentrò sulla pratica del kula, uno scambio cerimoniale che consiste in spedizioni su canoe, organizzate da ogni gruppo tribale, col fine di far visita alle comunità limitrofe. L’apice di questa curiosa tradizione è lo scambio simbolico di alcuni doni – collane fatte di conchiglie rosse ‘soulava’ scambiate con braccialetti di conchiglie bianche ‘mwali’ – che simboleggia il patto sociale totale tra diverse comunità. Malinowski, da buon funzionalista, cercò di comprendere la funzione svolta da queste istituzioni e comprese che il kula era un meccanismo pacifico che metteva in moto forme di solidarietà sociale creando legami relazionali e collaborativi tra persone.


L’antropologo polacco dà vita a una rivoluzione scientifica nelle tecniche dello studio antropologico perché in precedenza i suoi colleghi svolgevano un lavoro sul campo fatto da interviste strutturate e spesso statiche non immergendosi nella vita quotidiana degli individui dal medesimo studiati. Se pensiamo a Malinowski ci viene in mente l’osservazione partecipante in cui lo studioso è attivamente presente nelle pratiche socio-economico-politiche del gruppo culturale che sta analizzando e osservando, però col fine di non fornire un parere personale circa le pratiche svolte risultando così imparziale e non pregno di occidentalismo.
Nel 1922 in Argonauti del Pacifico Occidentale egli dichiara che l’obiettivo della ricerca antropologica sia “afferrare il punto di vista dei soggetti osservati, nell’interezza delle loro relazioni quotidiane, per comprendere la loro visione del mondo”.

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