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Ci vuole poco… anzi niente, per essere felici di nuovo

Marta è una supplente delle scuole elementari. Ha un grande cuore, è buona e sa come trattare con i bambini di quell’età. Ci vuole tatto, una capacità di comprensione fuori dal comune e tanta pazienza. Quei piccoli angioletti però, con la loro voglia di farsi capire seppur a sguardi e non sempre a parole, la stupiscono e la allietano. Sebbene lei si trovi spesso delle situazioni astruse, guardando i loro musetti pieni di grinta e di entusiasmo trova la pace. È brava a raccontare storie che poi rimangono impresse nel cuore come fa un tatuaggio sulla pelle: il lieto fine arriva sempre e porta con sé la consapevolezza che tutto – tutto! – si può affrontare.


Caterina è una donna molto forte. Anche lei fa la supplente, proprio come Marta. Ha combattuto tante battaglie – del resto la vita ce ne prepara infinite: sta a noi preparare la corazza e stare sempre pronti – e ne è uscita vincitrice. Un po’ spiegazzata, talvolta, un po’ stanca, ma vincitrice. Del resto la forza non è non cadere, ma cadere e rialzarsi, perché è proprio nella risalita che si provano le sensazioni migliori, le emozioni più intense, indimenticabili. Ora si è cacciata in un brutto guaio, e il senso di colpa la logora, le toglie il fiato. Proprio lei, così risoluta e razionale, è caduta in una trappola senza fine. Deve rimettersi in carreggiata e nonostante le serva il tempo necessario, lo sa: troverà quella pace che la vita le deve.
Stella è una scrittrice e una grande ascoltatrice. È paziente e il suo cuore è infinito; le parole di conforto che sa regalare sono come manne dal cielo per chi le riceve. Il suo primo romanzo, una perla rara d’intensità e di pregevolezza, ha ricevuto, tuttavia, una brutta critica e lei non riesce a passarci sopra. Capisce che le critiche servono a rialzarsi, sa che il pubblico letterario è vario… però in quelle parole dure e spietate lei vede una sfumatura di inesorabilità. Si blocca, come tenuta da una forza sovrumana e malvagia, e, incapace di continuare in quella sua meravigliosa passione, si chiude a riccio: non ne vuole proprio sapere, di scrivere ancora.


Queste tre donne, queste tre guerriere, si trovano a dover affrontare delle situazioni insopportabili, difficili. Devono saltare ostacoli troppo alti, e non è facile trovare il coraggio per chiudere gli occhi e buttarsi nel vuoto. 
Le loro storie – storie di “normale e intensa quotidianità” – sono complesse e per ciò interessanti.
Chi ama i bambini lo conosce, quello sguardo che odora di tenerezza, di cuore puro e di bisogno di coccole e sicurezza. Sa che hanno costante bisogno di essere tenuti per mano – non certo in senso letterale – perché capiscano il loro cammino. Sa che nei loro occhi c’è un mondo intero e che dalle loro labbra possono uscire le verità più universali, più obiettive, più ricche di sentimento. Sa che quando ti vogliono bene lo fanno sul serio, senza risparmiare sorrisi e abbracci come invece noi adulti siamo soliti fare. Sa che regalare la felicità a uno solo di loro è un pass per il Paradiso. Ecco perché il mio personaggio preferito è Marta. Lei è un’amica e una guida insieme. È capace di consolarli facendo loro capire che piangere non è sbagliato, non è un atto di debolezza o sottomissione bensì una valvola di sfogo per i momenti peggiori. Altresì, fa capire loro che la desolazione deve essere proporzionata al problema: non occorre soffrire più di quanto la situazione non richieda – e questo è un insegnamento da tenere fisso in testa soprattutto quando si cresce. Insegna loro il potere delle parole, trasmettendo quella passione che le scorre nelle vene e dirigendo i loro piccoli cuori verso un percorso che sa di equilibrio. Si dedica a loro al cento per cento, cercando di conoscerli uno per uno, staccando quindi la loro individualità da quello che invece è il gruppo; facendo ciò è certa che tutti avranno il proprio spazio, che per tutti ci sarà un angolino. Tutti i bambini desidererebbero una maestra così. La sua dolcezza diviene ancor più esemplare quando avviene il confronto con maestra Adelaide – la “maestra Stronza”.
Mi sono, ovviamente, affezionata anche alle altre due protagoniste della storia.


L'autrice
Caterina è inciampata, e se fosse una mia amica le metterei la mano sulla spalla e le giurerei che accade a tutti. Tuttavia ha un grande pregio: sa rimettersi in riga. Piano piano, dopo aver riconosciuto l’errore, lei e suo marito capiscono quale è la strada da intraprendere per ritrovare la luce. Fa una scelta di vita particolarmente esaltante: pur non avendo dato la vita, dà la vita… per comprendere, be’, dovete leggere!
Sono, poi, in sintonia con Stella. Quella paura di riprovare laddove si crede di aver fallito è tanto comprensibile quanto triste: quella recensione maledetta l’ha bloccata, e ora non riesce proprio a scrivere nuovamente. E pensare che era la sua valvola di sfogo! Servirà del tempo anche a lei, e noi la accompagneremo durante tutta la lettura in quel cammino che dalla sensazione di inadeguatezza porta alla voglia di ricominciare, come prima e più di prima.


Tre donne, tre bellissime donne che non sanno quello che fanno e come di devono comportare – nessuno lo sa, quando accade qualcosa di inaspettato – ma che hanno un’enorme fede nella vita e nella sua capacità di rimettere tutto a posto.
Come un puzzle dove i tasselli sono stati spinti via dal vento, le loro esistenze si sono complicate. Ma occorre che l’Universo, con la sua mano abile e ferma, rimetta tutti i tasselli nel loro ordine. D’altronde serve un po’ di tempo… il tempo necessario.
Margherita Musella ci regala, poi, con la sua capacità di trasformare la quotidianità in specialità, un finale lieto, di quelli che poi fanno addormentare sereni.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: CI VUOLE POCO… ANZI NIENTE
Autore: MARGHERITA MUSELLA
Editore: KIMERIK
Anno: 2009
Pagine: 208

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