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E se Bertrand Visage descrivesse Palermo?

Il capoluogo siciliano con la bella stagione diventa uno dei porti più attivi e frequentati del Mediterraneo. Per il suo carattere ossimorico, Palermo, è teatro di opere architettoniche e culturali uniche al mondo. Il centro storico più grande d’Europa mette in scena immagini folkloristiche e pittoresche affascinanti tanto quanto le gesta dell’opera dei pupi. 

Meta ideale del gran tour settecentesco per vari intellettuali, scrittori e artisti francesi la città diventa un concentrato di elementi siculi e parigini difficilmente trovabili in altri luoghi del mondo. Con l’Ottocento la metropoli brilla come mai prima data l’affluenza di presenze notevoli nel campo della letteratura, musica, arte, chimica, matematica, chimica e agricoltura che garantiranno una ventata di bellezza e incanto dando vita al mito dell’isola del sole tanto amata da Anne de Noailles, compagna dell’écrivain-combattant Barrès, la quale si fece permeare dall’enchainement palermitano ben descritto nella sua raccolta di poesie intitolata Les vivants et les morts pubblicata nel 1913 (12 componimenti, su un totale di 24, sono dedicati allo splendore del posto). 




Quando lo scrittore francese Visage arriva a Palermo non è un turista, come lo erano stati Goethe o Zola, ma un indagatore della vera realtà del luogo ben argomentata e romanzata nel suo Angelica pubblicato a Parigi nel 1988. Nonostante l’architettura urbana risenta ancora i tonfi e la distruzione delle due guerre mondiali conserva ancora un fascino forte che si riversa nelle vie principali del commercio borghese. Grazie al tono scorrevole e fresco il romanzo coglie perfettamente le ironiche e stridenti contraddizioni di questa terra. Il patrimonio arabo-siculo, il barocco e il neoclassicismo dell’Orto Botanico si mescolano al sudiciume e alla noncuranza delle classi dirigenti come ci testimoniano i passi del racconto visagiano dato che aveva visitato anche luoghi non perfettamente turistici. 


I chiaroscuri del popolo siciliano diventano più nitidi nella descrizione dei personaggi: da un lato vi è Joachim, un uomo che vive la sua esistenza senza scintille, e dall’altro Angelica, protagonista della storia nonché un’adolescente che presto dovrà convolare a nozze. Visage narra l’incanto e il tormento dei personaggi di un contesto condominiale in cui convivono soprusi, abusivismo e ‘arte dell’arrangiarsi’. Joachim, grazie all’intercessione di un senatore, riesce ad ottenere il 84 % di invalidità e andrà avanti con la pensione statale, Aldo invece aveva perduto una gamba e vivrà soltanto con le mance delle mansioni di lustra-scarpe davanti al Teatro Politeama, poi vi è il bidello che prestava servizio presso l’Università degli Studi di Palermo Cesare che percepisce quattro entrate economiche (pensione da mantenuto, stipendio dell’università, iniettava medicine a domicilio e altre mansioni). La dolce e spensierata Angelica dovrà sposarsi con un uomo 33 anni più grande e attenersi ai doveri matrimoniali. Spesso la ragazza, incapace a provare emozioni, si reca al mare con le amiche alla ricerca della leggerezza della sua giovane età interrotta dalle giornate in cui il marito si troverà a casa a causa di qualche sciopero sindacale di turno. Dopo l’accidentale morte del marito, Angelica è capace di provare un sentimento: liberazione e distacco verso una vita che non aveva scelto tanto meno desiderato e fugge verso le rive del golfo di Palermo. 
Visage dipinge un tessuto urbano capace ancora di stupire, affascinare e irritare un po’ come Angelica, una donna capricciosa che ha voglia di lasciarsi permeare dalla giovinezza, nonostante l’ambiente mediocre e piatto che la circonda, tinta coi colori del tramonto che dissentono dai grigi cementi distrutti in seguito ai conflitti mondiali e alle bombe scoppiate anni addietro. 

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