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Francia, Jobs Act approvato: spazzati via i diritti dei lavoratori

La riforma del lavoro in Francia è stata approvata in via definitiva. Il Jobs Act, al centro di accese polemiche che hanno visto il Paese paralizzato da scioperi e manifestazioni nelle scorse settimane, è diventato legge. Il governo, presieduto dal premier Manuel Valls, è ricorso, lo scorso mercoledì 20 luglio, per la terza volta all’articolo 49 comma 3 della Costituzione, che permette l’approvazione del provvedimento senza passare attraverso il voto dell’assemblea nazionale. Duro colpo alla democrazia secondo alcuni. Pugno di ferro di un governo disposto a tutto pur di riformare il mercato del lavoro secondo altri. Sta di fatto che la vita dei lavoratori francesi cambierà non poco da questo momento perché perderanno molte garanzie acquisite dopo lunghi decenni di lotte sindacali.


In primis c’è la questione delle 35 ore alla settimana, che formalmente sono rimaste nel testo. Tuttavia, in caso di necessità da parte dell’azienda, le ore di lavoro potrebbero diventare 46, con turni fino a 12 ore. In “casi eccezionali”, inoltre, si potrebbe arrivare a 60 ore la settimana, anche se per un periodo di tempo limitato. Tutto ciò per dare la possibilità alle imprese di avere forza lavoro a disposizione nei periodi più frenetici di attività. Insomma, come nel film di Charlie Chaplin, “Tempi moderni”, il lavoratore dei prossimi anni si trasformerà sempre più in un ingranaggio chiamato ad obbedire unicamente alla legge domanda-offerta. Al danno si aggiunge la beffa. Il provvedimento prevede, infatti, che il dipendente può decidere di rinunciare a parte delle sue ferie in cambio di “salari più alti”.


In secondo luogo vi è la questione licenziamenti. La Riforma del lavoro francese offre alle imprese la possibilità di licenziare in maniera più agevole i propri dipendenti nel caso in cui venisse registrato “un crollo della produzione” oppure “una diminuzione degli ordini per più trimestri consecutivi”. In casi di particolare gravità, inoltre, il datore di lavoro può decidere di non tenere conto degli accordi sindacali di categoria ed adeguare il contratto del lavoratore alle esigenze dell’azienda.


Infine, a consolare i lavoratori, che hanno visto smantellato l’intero sistema di tutele e garanzie che a lungo li ha difesi da abusi di ogni genere, vi è il “diritto alla disconnessione”, inserito ad hoc nel provvedimento. Si tratta di un numero di ore stabilito da contratto (previste generalmente di sera o nel weekend) in cui il lavoratore non è tenuto ad essere connesso agli strumenti informatici da lavoro, quali e-mail, tablet, computer e smartphone.
Una conquista tutta moderna si potrebbe dire. Ma ciò basterà a soddisfare i lavoratori? Privati di gran parte del tempo libero, quel tempo da dedicare alle famiglie, ai figli, agli amici, ad un amore, i lavoratori della società contemporanea sono chiamati a rispondere ad un solo imperativo: “Lavorare, produrre!”. Tutto il resto non ha valore.



Anna Rita Santabarbara

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