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Francia, prete decapitato: cronaca di una tragedia annunciata

Dopo Parigi, dopo Nizza, ora tocca alla Normandia. Il terrore si sposta di nuovo nel nord del Paese. Precisamente a Saint-Etienne-du-Rouvray, a pochi chilometri da Rouen. Sono le 9:25 del mattino del 26 luglio quando due uomini armati di coltelli fanno irruzione nella piccola chiesetta in cui Padre Jacques Hamel sta celebrando la messa del mattino. Tre suore e due fedeli sono presenti al rito, secondo quanto riferito dal procuratore Francois Molins. 



“È stato terribile, soprattutto quando sono entrati”, racconta una delle suore alla BBC. “Quando li ho visti ho detto a me stessa: ecco, è finita”. Padre Hamel era sull’altare. I due killer ne prendono il posto e pronunciano frasi in arabo simili a preghiere. Inizia così il rituale della morte. L’anziano prete è afferrato e costretto ad inginocchiarsi con la forza. Annaspa nel tentativo di liberarsi ma non ha scampo. Uno degli uomini afferra un coltello, lo avvicina alla gola dell’anziano inerme e lo sgozza. Ma Dio compie in quel momento un miracolo, forse indignato di quanto stesse accadendo in casa sua. Gli attentatori si distraggono ed una suora, Sorella Danielle, riesce a scappare e a chiedere aiuto. Pochi minuti dopo arrivano sul posto le forze speciali che tentano di negoziare invano con gli attentatori. I due usano tre ostaggi come scudo umano per tentare di uscire illesi dalla Chiesa. Uno di loro, prima di essere colpito a morte dalle forze dell’ordine avrebbe urlato “Allah Akbar”. Poche ore dopo, l’Isis rivendica l’attacco.



Questa la sintesi di quanto accaduto ieri mattina, in una delle giornate più celebrate dalla Chiesa cattolica, quella in cui ricorre la festa di San’Anna. Attacco all’Occidente. Attacco alla Chiesa come simbolo della cultura occidentale. Non bisogna avere paura, la guerra contro lo Stato islamico sarà lunga, ma l’Europa ne uscirà vittoriosa. Hollande si appella ancora una volta “all’unità nazionale”, il governo promette una risposta dura all’ulteriore attacco terroristico, il secondo in Francia in meno di due settimane. Eppure tutto questo ha assunto ormai il sapore di una farsa non solo per i francesi, ma per tutti gli europei.
Vediamo perché nel dettaglio.

L’antefatto: un attentato che si sarebbe potuto evitare?

Uno dei due attentatori uccisi si chiamava Adel Kermiche, era francese come il suo malavitoso collega ed aveva 19 anni. Un lupo solitario, una mina impazzita, si potrebbe ipotizzare se non si sapesse che il giovane killer aveva già tentato per ben due volte di raggiungere la Siria e per questo si trovava agli arresti domiciliari proprio a Saint-Etienne-du-Rouvray, nella casa dei suoi genitori. Nel marzo del 2015 era stato arrestato in Germania dove, usando la carta d’identità del fratello, stava cercando di spostarsi verso sud per raggiungere la Siria. Tornato in Francia era stato processato e messo sotto supervisione giudiziaria. Ma Kermiche non si arrende e nel maggio dello stesso anno tenta di raggiungere di nuovo il territorio siriano. La sorte sembra sorridergli: completamente indisturbato, riesce ad attraversare tutta l’Europa e ad arrivare in Turchia. Qui il suo viaggio però ha termine. Arrestato nuovamente viene ricondotto in Francia dove rimane in prigione fino al marzo 2016 (meno di un anno), quando viene liberato e posto ai domiciliari in regime di semi-libertà. Dotato di un braccialetto elettronico, la polizia avrebbe pensato di controllarne le mosse in maniera agevole e senza rischi. Forse sarebbe andata così, se non fosse che il prodigioso braccialetto veniva puntualmente disattivato, secondo quanto riportato dalla BBC, nei giorni feriali dalle 8 alle 12:30. Ed è proprio in questo lasso di tempo che Kermiche ha compiuto il suo delitto. Un delitto che, per dirla con le parole di García Marquez nel romanzo “Cronaca di una morte annunciata”, si poteva e si doveva evitare ma che, per una combinazione di cause e concause che alcuni definirebbero “fatali” ha avuto la possibilità di realizzarsi in tutta la sua ferocia.

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