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Gibilterra, quale sarà il suo destino dopo la Brexit?

Gibilterra, confine tra due mondi, sospesa a metà tra il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. Trattenuta dall’Europa, slanciata verso l’Africa. Quasi come se facesse ogni sforzo per congiungere e riunire le due fette di terra. Da una parte l’’Europa progredita, industrializzata, ricca, civilizzata, cosmopolita, dove tutto ciò che è nuovo e moderno viene assorbito nella tradizione e diventa subito storia, dove innovazione e antichità convivono come due facce della stessa medaglia. Dall’altra l’Africa, la terra arida e secca, culla ci civiltà millenarie che paiono impermeabili ed immuni al progresso, dove il tempo sembra essersi fermato ed il mondo sembra conservare ancora quel volto primitivo che ebbe al momento della creazione. Gibilterra, protesa secondo alcuni tra quattro regni: regno di Spagna, regno D’Africa, regno d’America e regno di Dio. Lì dove terra, acqua e aria si incontrano e si unifico dando vita ad un piccolo universo a sé, lontano da tutto e, allo stesso tempo, vicino ad ogni cosa.


Eppure questo universo, all’indomani della Brexit, si sente minacciato e ha paura di crollare. “Il popolo britannico ha votato per la lasciare l’Europa e la sua volontà va rispettata”. Questa la sentenza pronunciata da David Cameron all’indomani del referendum consultivo di cui, secondo alcuni, si sarebbe potuto non tenere conto. Ma i leader inglesi, in un eroico atto di democrazia, pur portando avanti idee differenti si sono arresi al volere del popolo. Gesto encomiabile, ma non per il popolo di Gibilterra. La terra britannica più a sud d’Europa, infatti, si è espressa per restare nell’Unione Europea. Il 95,1% della popolazione ha votato Remain. E questo popolo oggi non si sente rappresentato dalla scelta di Cameron e del Regno Unito.


Cosa succederà ora a Gibilterra? Questo l’interrogativo più martellante che assilla i cittadini inglesi e spagnoli legati a questo piccolo lembo di terra prospera e felice. In particolare, si teme per la frontiera spagnola. La Spagna, infatti, non è mai stato un vicino benevolo e la sua volontà di impossessarsi del territorio non è un segreto per nessuno. Lo stesso presidente Rajoy qualche giorno prima del referendum aveva affermato che in caso di vittoria dei Leave Gibilterra avrebbe dovuto prendere in considerazione l’idea di unirsi alla Spagna se avesse voluto continuare a godere dei vantaggi del mercato unico europeo. Ed ora si teme la chiusura della frontiera con la Spagna e l’isolamento totale del territorio con la conseguente distruzione del suo apparato economico. L’UE ha in questi anni garantito protezione a Gibilterra e ora i suoi abitanti si sentono abbandonati al loro destino contro le decisioni di Madrid.


La memoria torna in particolare agli anni 1969-1985, quando il dittatore Francisco Franco chiuse completamente le frontiere ed isolò il territorio inglese. “Era come un muro, un muro invisibile tenuto in piedi per 18 anni”, ricorda un uomo intervistato dal quotidiano Repubblica, uno spagnolo che vive a Gibilterra da oltre vent’anni e che ricorda con orrore i tempi della dittatura. “È stata come una guerra durata 18 anni. Non potevamo andare da nessuna parte: per arrivare in Spagna bisognava andare in Africa e da lì prendere un traghetto per Algecìras. C’era il blocco aereo: gli aerei non potevano sorvolare la Spagna. E neanche in macchina potevamo andare da nessuna parte.” Racconta, aggiungendo però che quel blocco ha avuto nel tempo un valore positivo, perché “ci ha trasformato in popolo”. “Quello è stato il loro errore”, spiega, “prima non sapevamo di esserlo, ma dopo i 18 anni del blocco siamo diventati il popolo di Gibilterra”. Insomma, una piccola nazione dentro il Regno Unito. Con il tasso d’occupazione più alto d’Europa e la disoccupazione appena all’1%, Gibilterra è la terra prospera in cui centinaia di spagnoli si recano ogni giorno, varcando la frontiera, per lavorare e guadagnare salari doppi rispetto a quelli spagnoli, pur continuando a vivere in Spagna dove gli affitti costano quasi tre volte meno che nel territorio inglese. “Qui il governo si preoccupa di noi”, spiega ancora lo spagnolo intervistato da Repubblica, “le scuole e le università sono completamente gratuite, quando vai in pensione non paghi tasse perché le hai già pagate durante la vita”.


Insomma, la Brexit oltre a dare uno schiaffo all’UE e alla sua folle politica finanziaria che non tiene conto delle esigenze dei popoli, potrebbe risultare molto pericolosa per questo piccolo paradiso. Certamente sarà necessario lavorare alla costruzione di una nuova Europa come comunità di valori più che di mercato. Certamente sarà indispensabile pensare all’Europa come un insieme di nazioni che, pur vivendo insieme e condividendo progetti, vedano tutelata la propria sovranità. Tuttavia, Gibilterra rappresenta la prova più tangibile di quanto le divisioni e lo spirito di sopraffazione possano risultare dannosi e nuocere soprattutto a comunità operose che, nel tempo, si sono distinte per la propria efficienza e creatività.


Ad ogni modo, non tutte le speranza sono ancora esaurite. Sulla rocca vicino al famoso faro che guarda verso l’Africa vivono delle scimmie. Secondo un’antica leggenda nel momento in cui questi mammiferi si sarebbero estinti sarebbe giunta la fine dell’impero britannico. Mosso dalla superstizione, quando durante la seconda guerra mondiale Winston Churchill si accorse che il numero delle scimmie si era drasticamente ridotto le fece importare dall’Africa e riuscì a ripopolare la rocca. Ora l’impero attraversa una nuova fase di dure difficoltà e divisioni. Eppure le scimmie sulla rocca sono aumentate negli ultimi tempi. Ed è qui, secondo alcuni, l’augurio e la speranza di una nuova luce per il Regno Unito e per il popolo di Gibilterra. 

Fonti: Gibilterra e l'incubo Brexit: la piccola Londra spagnola rischia l'isolamento (video Repubblica)

Anna Rita Santabarbara

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