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Il Venezuela apre la frontiera con la Colombia per 12 ore: ed è caos

Una folla oceanica si è accalcata a partire dalle 5 del mattino del 10 luglio, ora locale, al confine tra Venezuela e Colombia. Secondo le autorità colombiane, sono stati 35.000 i venezuelani che hanno varcato la frontiera in cerca di cibo e medicine. “Andiamo a comprare zucchero, riso, latte, medicine e ogni altra cosa riusciamo a trovare perché non abbiamo più niente da mangiare”, spiega un uomo intervistato dalla BBC. Le frontiere con la Colombia erano chiuse da undici mesi ed ogni cittadino venezuelano che intendesse varcarle aveva bisogno di un permesso speciale del governo. Ora, data la situazione di emergenza, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ne ha concesso l’apertura per 12 ore in via straordinaria


Solo 12 ore il tempo che ogni venezuelano ha a disposizione per comprare ciò di cui ha bisogno. Nel Paese, infatti, ormai manca tutto. L’inflazione è giunta al 700 per cento e le provviste alimentari sono esaurite. Non c’è più cibo per sfamare la popolazione. Gli scaffali dei supermercati sono praticamente vuoti: manca persino il latte per i bambini. Per non parlare dei medicinali. In questo momento, anche una banale febbre o infezione, senza l’apporto dei farmaci necessari, potrebbe risultare fatale. Queste le motivazioni che hanno spinto una folla immensa ad accorrere al confine colombiano, presso il valico di San Antonio del Tàchira. Soprattutto donne alla ricerca disperata di cibo per i propri figli e per le proprie famiglie. “Alla frontiera ci danno un pasto gratuito, grazie a Dio, perché la situazione è davvero critica”, racconta una donna con il volto segnato dalla fame e dalla stanchezza.
A gettare il Paese nel caos è soprattutto la crisi petrolifera. Il Venezuela negli anni ha basato la propria economia quasi unicamente sulle esportazioni del greggio. In accordo con l’ideologia comunista a cui si ispira, il governo ha creato, attraverso la nazionalizzazione di terre ed industrie, un’economia rigidamente controllata dall’apparato statale, stroncando qualsiasi prospettiva di iniziativa privata. Ciò ha determinato un atteggiamento monopolistico e dirigistico dello Stato oltre alla concentrazione di ogni sforzo nel settore petrolifero, a danno di altre attività produttive. Ed ora che il petrolio non rende quasi più nulla, le casse statali sono sul lastrico. Con esse, tutto il popolo venezuelano.


Nei giorni scorsi i trasportatori di generi alimentari sono stati costretti a viaggiare con la scorta armata per respingere eventuali assalti di masse inferocite e affamate. A nulla sono valse le iniziative umanitarie promosse dalle organizzazioni religiose e dal altre associazioni. Anzi, il governo ha esplicitamente vietato alla Chiesa e alle altre istituzioni di importare medicine ed alimenti per alleviare le difficoltà della popolazione.
Gli Stati Uniti, intanto, approfittano della situazione per inserirsi nel dibattito geopolitico, invitando i loro connazionali “a non viaggiare nel Paese caraibico a causa della criminalità - ormai estesa all'intero territorio - e per la mancanza di approvvigionamento di molti prodotti, tra cui i farmaci”.


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