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La gaiezza infernale nel Candido di Voltaire e Sciascia

“Candido, o l’ottimismo” è un racconto filosofico di Voltaire che mira a confutare le dottrine ottimistiche quale quella leibniziana. Voltaire prende atto dell’esistenza del male ma non lo esalta, cerca di stigmatizzare il precetto di vivere nel migliore dei modi. Il precettore Pangloss di Candido lo educa all’ottimismo anche durante gli avvenimenti controversi e spiacevoli. Questo racconto filosofico, pubblicato nel 1759, ebbe molte opere derivate compresi vari seguiti del Candide come quello pubblicato nel 1760 citato anche dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia nel suo ‘Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia’ nel 1977. 


Il Candide di Voltaire si confronta con terribili eventi descritti dettagliatamente in maniera grottesca. A tal proposito il teorico letterario Barasch ha descritto il racconto voltairiano affermando che la morte o il massacro siano trattati ‘freddamente, come un bollettino meteo’. Dietro la giocosità di Candido si cela una critica e una satira verso la civiltà europea contemporanea che provocò le ire di molti. Voltaire, lasciandosi ispirare dalle dinamiche storico-politiche a lui contemporanee, attacca i governi francesi, portoghesi e britannici ricordando anche al lettore la guerra dei sette anni, l’esecuzione di John Byng o la Santa Inquisizione. Lo scrittore acutamente si rivolge alla religione, basti pensare Aldridge in cui l’anticlericalismo viene trattato in vicende come la missione cristiana gesuita in Paraguay. Voltaire descrive quest’ordine ecclesiastico come persone che tengono le etnie indigene come schiavi celandosi dietro al velo della civilisation. La satira di Candide è quello di mescolare ironicamente tragedia e commedia utilizzando i mali del mondo egli deride l’ottimismo col fine di ‘incoraggiare gli altri’. Le avventure di Candide imitano lo stile del roman picaresque e del roman de formation in cui personaggi archetipi settecenteschi, come borghesi e nobiliari, sembrano riecheggiare Casanova, le opere di Mozart o le nozze di Figaro. 



In che modo Voltaire si annette alla scrittura dell’intellettuale racalmutese? L’opera di Sciascia si rifà alla filosofia di Voltaire, le due narrazioni si intrecciano e mescolano nonostante la grave differenza temporale. Se per Voltaire il terremoto di Lisbona del 1755 fu propizio come momento storico per l’ambientazione del suo racconto, Sciascia si rifà alla realtà politica del secondo dopoguerra, contrassegnata dai partiti PCI e Democrazia Cristiana, in cui narra le vicende di Munafò, Don Antonio o donna Concetta. Come lo era stato per lo scrittore francese, anche Sciascia si serve della scrittura critica nichilista verso la società per la comprensione dei problemi che attanagliano l’Italia della Prima Repubblica. La sincerità del Candido ‘italiano’ spoglia le ambiguità del cattolicesimo tanto quanto quelle comuniste. Il protagonista possiede una verità in continuo contrasto con l’ipocrisia che caratterizza le relazioni personali e i contatti istituzionali, alcune di queste sono così radicate che non si capisce realmente se la loro esistenza sia da imbecille o da mostro. 


In altre parole potremmo dire che Sciascia si sia lasciato influenzare fortemente dalla filosofia di Voltaire, tant’è che molti critici letterari lo etichettarono in passato come ‘il nipotino del romanziere parigino’ erroneamente, immaginando un Candido siculo tutto d’un pezzo onesto e sincero. 
I principali personaggi di entrambe le trame vivono in clausura e beatamente coltivano il proprio giardino per nutrirsi e per combatte la noia, da un lato, e dall’altro il qualunquismo stoico della bella isola. Il narratore - sia Sciascia e Voltaire – si trasforma in giardiniere che cura il suo fazzoletto di terreno innaffiandolo con abbondante filosofia beffarda indulgente e feroce. 

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