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La Jihad Corporation, la fonte economica del terrorismo internazionale



Il Jihad è un sostantivo arabo, derivante dalla radice ğ-h-d, che indica uno ‘sforzo’ teso verso la lotta interiore spirituale per il raggiungimento di una fede perfetta fino alla guerra santa. Letteralmente la valenza ‘combattiva’ non ha nulla a che vedere con lo sforzo personale nel rendersi migliore nei confronti di se stesso e della comunità islamica. Nella dottrina islamica, invece, ci si riferisce all’espansione dell’Islàm al di fuori dei confini geografici del mondo musulmano. 

Durante la fase embrionale della rivelazione coranica Muhammad - che si trovava a La Mecca – parlava di un jihad non violento e personale intento alla comprensione dei misteri divini. Successivamente quando il Profeta da La Mecca dovette trasferirsi a Yathrib (attuale Medina) nel 622 d.C., periodo storico conosciuto come Hiğra, si dovette fondare uno Stato e il Corano autorizzò il combattimento difensivo (vedi Sura Al-Hajj 22, v. 39). Il Corano incorporò la parola Qitāl (dalla radice q-ṭ-l) indica uno stato di guerra, basti fare riferimento alle sure: Al-Baqara 2, v. 190-192-193, At-Tawba 9, v. 5-29. 














Oggigiorno pensando al Jihad le immagini che ci vengono in mente sono cortei, militari, guerriglieri e carri armati che per fede od opportunità si alleano con politici, banchieri e mercanti con l’obiettivo di creare un clima caotico e di instabilità internazionale. A tal proposito sarebbe opportuno ricordare che dal Medioevo agli ultimi attentati svoltesi a Nizza la religione sia stata strumentalizzata, finanziata e manovrata da forze politiche una di queste è la Jihad Corporation. Questa associazione connessa alle cellule islamiche principali in medio-oriente ed Europa nasce da una scuola coranica o da una moschea, masjid, dove sul fronte architettonico viene segnato marcatamente il conto corrente in cui inviare la somma che finanzierà il progetto jihadista estremista. Come scriveva Winston Churchill spesso gli studenti che andavano a studiare a Londra usavano le nuove tecnologie per creare una coalizione talebana col fine di attuare una rigidissima sharia’, legge islamica. È ovvio che la rinascita economica arabo-musulmana sia legata al 1973, anno della guerra del Kippur, e del primo shock petrolifero in cui i sauditi formarono un impero solidale in tutti i paesi arabi, fornendo aiuti materiali, promulgando una politica proselitista per guadagnare attori che intervenissero attivamente nel purismo islamico. La monarchia saudita, progetto costruito a tavolino dal re Fahd, si mise in piedi dal denaro proveniente dall’oro nero e dagli investimenti finanziari mondiali che favoriva le attività dei paesi emergenti. Sempre nello stesso anno l’Arabia sarà il cuore pulsante della scena economica mondiale in quanto verrà fondata la Banca Islamica di Sviluppo, ma anche il Fondo dell’Opec, la Banca Araba Per lo Sviluppo, il Dar Al-Mal Al-Islamy e Al-Baraka

Questi sono gli anni in cui nasce una seconda generazione borghese araba, che vede grandi flussi umani migrare dal nord Africa verso il Golfo, fortemente permeata dagli ideali nazionalisti importati alla fine del diciottesimo secolo dalla Francia - grazie all’impresa napoleonica in Egitto -  adattati ai principi culturali e religiosi musulmani: la politica sociale ha come protagonista la Umma, la comunità musulmana dei credenti. 

Tra denaro e fondamentalismo il conservator governo saudita farà costruire una moltitudine di centri di studio coranici e masjid sciiti. Dal 1975 agli albori del nuovo millennio si contano più di 70 miliardi di dollari circolare nel mondo islamico utilizzati per la costruzione di scuole, ospedali, borse di studio e per finire per la fondazione di movimenti estremisti assai legati alla vita politica.

L’acerrimo nemico del Dar Al-Islàm i politically correct U.S.A, dal 2001 in occasione del tragico evento dell’attacco alle Twin Towers, ogni tanto congelano conti islamici senza utilizzare una violenta amministrazione economica verso gli arabi perché gli investimenti bancari ammontano a circa 600 miliardi di dollari! 

Il denaro che circola durante l’organizzazione degli attacchi terroristici non derivano soltanto dalle istituzioni di ‘beneficenza’ elencati precedentemente, ma anche da movimenti illeciti “in nero” moltiplicati dai finanziatori occidentali ‘offshore’. Un altro bacino economico fruttuoso è costituito dai versamenti ‘caricatevoli’ derivanti dalla zakat, terzo dei cinque pilastri della religione musulmana, che sono destinati ad acquisto di armi o per l’organizzazione di attacchi che si espandono dalle zone più vicine ai terroristi fino all’occidente. 

Adesso i combattenti di questa celata terza guerra mondiale sono figli di immigrati di seconda o terza generazione, istruiti e borghesi. Uomini e donne della porta accanto che combattono per la difesa di principi che di spirituale o benevolo non hanno nulla a che fare.

Maria Carola Leone

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