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Le parole abbandonate: “Leggerezza”

Da qualche settimana PrimaPagina Online permette, perdonatemi il gioco, di “parlare di parole” e di "adottarne" alcune, affinché continuino a circolare. Sono tanti i motivi per cui vale la pena adottare un vocabolo della nostra lingua: ad esempio per paura che esso venga, in questo turbinio di prestiti non adattati (si intende, in linguistica, per "prestito non adattato" una parola presa così com'è da una lingua di partenza e utilizzata in una lingua d'arrivo. Per intenderci, vi sarà capitato chissà quante volte di utilizzare “freezer” al posto di “frigorifero”; ebbene quello era un prestito non adattato!), sostituito da un lemma straniero; oppure perché ve ne siete follemente innamorati, e non potete fare a meno di usarlo durante le vostre conversazioni reali o virtuali che siano; o, nel mio caso, per fare un po' di chiarezza con l’intento di comprenderne appieno il significato. 

La parola che vorrei adottare in questo numero della rubrica "Le Parole abbandonate" è Leggerezza (Leg-ge-rez-za) derivato, attraverso l'aggiunta del suffisso -ezza, da Leggero. Il DELI riconduce quest'ultimo al latino LÈVIS mediante una supposta forma *LEGVIARIUS *LEVIARIUS *LEVIERUS, da cui sarebbero discese anche le forme Lieve e Leggiadro. I primi significati riscontrabili in qualsiasi dizionario concernono l'avere poco peso, ma anche l'essere snello e veloce; pertanto sotto "Leggerezza" appare del tutto logico trovare <<qualità di ciò che ha poco peso>>. Dal reale al figurato il passo è breve, e basterà quindi scorrere ancora un po' il vostro dizionario affinché "avere poco peso" inizi ad essere sinonimo di "poca importanza". 


Allo stesso modo etichettare qualcuno come "una persona di grande leggerezza" starebbe ad indicare la sua volubilità, incostanza o poca serietà. Ma vivere la vita con leggerezza ha realmente una connotazione tanto negativa? A mio avviso, certamente, no. Essere dinamici, agili, pronti nelle scelte di tutti i giorni è sinonimo spesso di grande abilità. Coloro che chiamiamo "leggeri" potremmo altresì definirli come autentici, spontanei, schietti, qualità tutt'altro che negative. E non è un caso se nei dizionari per imbattersi nel "lato oscuro" della "leggerezza", sia necessario scorrere il dito e leggere fino in fondo; difatti “essere leggeri”, cercando di non rimuginare di continuo sui problemi che si presentano innanzi a noi nel lungo cammino della vita, non può essere altro che un bene. Come scrisse Italo Calvino nelle splendide Lezioni americane, pubblicate nel maggio del 1988, “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore". Paul Valéry ha detto: “Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma”.

Giulia Mastropietro

Profilo dell’autrice:
Giulia Mastropietro ha studiato Lettere Moderne, specializzandosi successivamente in Linguistica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, discutendo una tesi sulle traduzioni italiane di Through the Looking-glass and what Alice found there di Lewis Carroll. Da sempre è affascinata dalle parole, in particolare dai processi di formazione, e dalla storia della lingua italiana. 



Articolo a cura di Cristina La Bella

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