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L'uomo: l'enigma più grande di questo pianeta

Venerdì 22 luglio, forse una data-simbolo. Forse una data in un certo senso occulta che può significare qualcosa e che, di sicuro, vuole trasmettere un messaggio forte e ancora tutto da decifrare. Una data che nella mente (malata, distorta? In una concezione del tutto personale e ambigua oppure deviata ma comunque storica, religiosa, o perfino esoterica) di chi compie atti di violenza uccidendo persone innocenti in luoghi pubblici affollati pare sia davvero rilevante (sparando sulla gente con una pistola, un mitra o gettando delle bombe forse ha poca importanza).


È forse solamente un puro caso che il 22 luglio scorso un giovane (sempre un giovane o addirittura un ragazzo - vedi ciò che accadde in Norvegia anni fa) rivolti il suo impulso distruttivo e manifesti tutto il suo istinto di morte contro gli altri e contro se stesso? Chissà? Forse sarà davvero un puro caso. Ma gli interrogativi rimangono e spesso sono inquietanti, perché nell'Europa dell'anno 2016 succede che un giovane o un ragazzo uccida camminando per strada o passeggiando in un centro commerciale o in qualche luogo normalissimo di svago e ricreazione gettando nel panico tutti e lasciando di stucco Forze dell'Ordine, Forze Speciali, governanti e autorità varie. Succede sì, e sembra che in questa nostra Europa satura di sangue, di violenze, di Storia, la vita e la morte si intreccino per un senso del destino che va avanti da millenni proiettandosi lentamente verso un futuro impossibile da capire o da intravedere.


Le stragi di persone anonime, cittadini di una vasta realtà in evoluzione, marcano il vecchio continente (e il mondo intero) come se si trattasse di una mappa frastagliata di percorsi, piani, strategie che è difficile per chiunque controllare, seguire o addirittura conoscere. Sorge, al dunque, la solita domanda: in che tempi viviamo mai? Tempi né buoni né pessimi, oserei dire. Tempi ottimi per quanto riguarda l'acquisizione di diritti sociali, umani, religiosi e civili per ogni minoranza e categoria, per quel che riguarda la loro difesa e la loro protezione; ottimi per il diffuso benessere economico che, in misura maggiore o minore, interessa un po’ tutti. Tempi terribili per il malessere altrettanto diffuso sia a livello personale che collettivo in ogni campo della vita pubblica e privata, malessere che non tarda a sfociare in episodi cruenti come in quello di pochi giorni fa a Monaco di Baviera o ad Ansbach e che ci sconvolge, ci lascia scioccati e turbati fino all'inverosimile, con l'amaro retrogusto in bocca e un grazie alla sorte per non essere stati lì (metaforicamente) in quei momenti e che si potrà essere invece lì (ancora metaforicamente) in altri momenti (implorando inconsciamente ancora la sorte perché non lo voglia) e morire senza sapere perché. Chi, in fondo, può mai sapere, intuire, prevedere? Forse, alla fin fine, la cosa che più spaventa è il meccanismo che muove la parte più oscura della psiche umana, in quanto l'uomo rimane sempre l'enigma più grande di questo pianeta.

Francesca Rita Rombolà

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