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Una guerra imprevedibile, subdola e logorante

Una sera di festa: momento di aggregazione gioiosa, di svago, di vacanza. Si pensa a divertirsi, a ridere, a danzare, a commemorare un lontano momento di rivolta per la libertà, contro la sopraffazione e il dispotismo. Tutto può accadere. Sì, ci si aspetta che tutto possa accadere ma di sorprendente, di meraviglioso, di ludico, mai di brutto, di negativo, di devastante. E invece la morte è lì, in agguato tra le palme e il mare azzurro, nei sorrisi dei venditori ambulanti, nei colori e gli odori dei chioschi e delle bancarelle, nello spettacolo, sempre esaltante e apprezzato da tutti, dei fuochi d'artificio.


Colui che uccide senza freno e senza distinzione immolando sé stesso sa bene come creare terrore, panico, scompiglio in una folla compatta ma inerme. Forse hanno ragione le massime autorità francesi a proclamare ufficialmente: “Siamo in guerra. Stiamo combattendo una guerra subdola, nascosta, imprevedibile, logorante”.
Sì, perché la lotta contro il terrorismo è ormai divenuta una guerra per l'intera Europa. Una guerra che genera paura e paure. Una guerra che sa come e dove colpire a fondo in quanto chi la porta avanti non ha nulla da perdere se non la vita, nulla da guadagnare se non un ipotetico paradiso ultraterreno fatto di delizie umanissime e di umanissimi beni materiali. E muoiono i bambini e muoiono le donne e muoiono gli umili, i disinibiti, i liberi, gli anticonformisti. Suvvia, si sa: in guerra è sempre così. E una "libera società in guerra" non potrà mai essere sicura di niente, mai soddisfatta delle proprie certezze, dei propri miti, dei propri modelli, di sé stessa e di ciò che ha prodotto o creato.


La splendida società laica occidentale sta forse vacillando? La meravigliosa e civilissima Europa, esempio di diritti civili e umani per tutti, trema e soccombe? Forse, per qualche attimo soltanto. Forse, nell'istante in cui piange i suoi morti e brancola nel buio del dolore e dell'abominio. Ma la sua storia straordinaria va avanti, continua al di là delle paure e della stessa speranza.

Francesca Rita Rombolà

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