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Un’americana a Roma, Francesca Woodman si racconta grazie alla fotografia

Nel 1977 una giovane ragazza entra nella libreria romana Maldoror e consegna al proprietario, Giuseppe Casetti, una scatoletta grigia nella quale vi sono delle fotografie. Francesca Woodman è poco più che ventenne (nata in America nel 1958), ma già impregnata di arte e interessata alla fotografia. Quando si reca a Roma frequenta i corsi della Rhode Island School of Design



La Woodman è una figura molto importante degli ultimi trent’anni, nonostante si sia spenta a soli 22 anni, nel 1981 dopo l’uscita del suo libro Some Disordered Interior Geometries, lanciandosi dal tetto del palazzo in cui abitava. Quest'avvenimento tragico fu utilizzato fin da subito per rendere memoria a quest’artista femminista che amava ritrarre il corpo nudo delle donne. Scelta utile necessaria per decostruire lo sguardo maschile è stata l’organizzazione di una mostra a lei dedicata a cinque anni dalla sua morte. 


I suoi scatti sembrano mostrare una memoria nostalgica e disincantata ma minuziosamente pianificata in ogni immagine che racconta idee e principi del movimento femminista. Caratteristiche condivise anche nel progetto romano del 1975-76 chiamato Calendar Fish, una sorta di diario fotografico nel quale si mostrano anguille e pesci che simboleggiano i giorni dal 1° al 7 marzo dello stesso anno. Lavoro ambizioso presto abbandonato dalla fotografia a causa dell’interesse e l’impegno verso altre opere più importanti. 


Ogni opera dell’artista si mostra come un’equazione da risolvere come i corpi nudi che non vengono mai considerati nella loro sovrastruttura culturale, ma si confondono con gli elementi circostanti (piante, finestre, porte, suolo o carta da parati). L’immagine spesso è sfocata a causa del movimento che l’assorbe. La sua è una lettura alternativa, indipendente e fortemente influenzata dal surrealismo in cui uno specchio appoggiato su una parete fatiscente di un edificio si trasforma nella declinazione dell’Io e dell’Es femminile abbellito solo da un’elaborata acconciatura in un corpo privo di vestiti. 


«Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate».

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