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Ungheria, migranti: indetto referendum popolare per il 2 ottobre

Pare che il 2016 sia l’anno dei referendum in Europa. E dopo la Gran Bretagna tocca all’Ungheria. Non per discutere sulla permanenza in UE, questa volta, ma per ascoltare i cittadini sul tema immigrazione. In particolare, il popolo ungherese è chiamato a dire se accetta o meno la ripartizione delle quote dei profughi decisa dall’esecutivo europeo. “Volete che l'Unione Europea, anche senza consultare il Parlamento ungherese, prescriva l'immigrazione in Ungheria di persone che non sono cittadini ungheresi?”. Questo il quesito referendario voluto dal presidente Viktor Orbàn, il cui esito non è difficile da prevedere. 



L’Ungheria, infatti, è uno dei Paesi che più di ogni altro si è battuto contro l’ingresso incontrollato dei migranti sul proprio territorio impiantando barriere di filo spinato ai confini con Serbia e Croazia già lo scorso anno. Ma l’Unione Europea non ci sta e da Bruxelles fanno sapere che Orbàn “non può permettersi di prendere decisioni alle spalle dei popoli e contro la volontà dei popoli”. Di parere diverso il presidente ungherese nazionalconservatore. Promotore del referendum, Orbàn gode di ampio consenso popolare e di una forte maggioranza in Parlamento. Già lo scorso anno, quando il Parlamento europeo aveva annunciato la volontà di ripartire tra i Paesi europei 160.000 migranti, Orbàn aveva pronunciato il suo NO deciso alla collocazione di 2.300 profughi in Ungheria e aveva sporto denuncia alla Corte Europea di giustizia “contro l’idea di contingenti di profughi e migranti da ripartire”.
Negli ultimi anni, la sua posizione in difesa della sovranità degli Stati Nazionali lo ha visto imporsi come statista leader dell’Est europeo, appoggiato da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, membri assieme all’Ungheria del Gruppo Vinégard, un’organizzazione per la cooperazione regionale. L’idea di Europa di Orbàn si scontra con la rigida linea dell’integrazione sostenuta dai vertici UE, che non tiene conto né delle differenze né delle esigenze dei singoli Stati, e che continuamente scavalca l’autorità nazionale e la volontà dei popoli per legiferare al di sopra di ogni cosa. Ciò non significa che l’Ungheria non voglia collaborare al progetto europeo o voglia sminuirne la portata. Al contrario. In merito alla vittoria della Brexit, infatti, Orbàn stesso si è detto estremamente dispiaciuto. Tuttavia, la decisione degli inglesi è secondo lui la conseguenza ovvia ed inevitabile delle recenti politiche europee, che inseguono solo numeri e non tengono conto della volontà popolare.
Proprio a tutela della sovranità nazionale, da oggi l’Ungheria ha annunciato l’espulsione immediata per tutti i profughi che entreranno illegalmente nel Paese, senza neppure esaminare eventuali richieste di asilo. I migranti irregolari che verranno rintracciati in un raggio di 8 km dalla frontiera con Serbia e Croazia verranno immediatamente riportati indietro dalle forze di polizia. Lo ha annunciato il consigliere per la sicurezza interna del capo del governo Gyoergy Bakondi, che ha aggiunto che il provvedimento è già stato approvato data l’ampia maggioranza di cui Orbàn gode in Parlamento.

Focus: che cos’è il Gruppo Vinégard?


Si tratta di un gruppo costituitosi nel 1993 che include Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. L’obiettivo era quello di creare un coordinamento tra questi quattro Paesi reduci della dittatura comunista e promuoverne l’integrazione unitaria nell’UE. Le trattative con l’Europa fallirono e si procedette all’instaurazione di un rapporto diretto tra singoli Paesi ed Unione. Tutti i Paesi sono entrati in Europa nel 2004, ma solo in Slovacchia è in vigore l’euro dal 2009. Da notare che si tratta dei quattro Paesi dell’est economicamente più sviluppati. Il Gruppo negli anni è riuscito favorire la nascita di una linea comune in merito a cultura, istruzione, educazione e, recentemente, anche economia. Oggi, i membri sono alleati in blocco e si scontrano spesso con le decisioni dell'UE soprattutto in materia d’immigrazione, rappresentando una forza consistente capace di contrapporsi allo strapotere di Bruxelles.

Anna Rita Santabarbara

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