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Vertice Europeo dopo Brexit. Junker: no negotiation without notification

Si è tenuto lo scorso mercoledì 29 giugno il primo vertice a Bruxelles senza la partecipazione del Regno Unito. I rappresentanti dei Ventisette Paesi membri dell’UE hanno a lungo discusso sul futuro assetto dell’Europa all’indomani della Brexit. Nonostante la vittoria dei Leave e la decisione di Cameron di dare seguito al risultato del referendum britannico, il governo di Londra vorrebbe continuare a conservare l’accesso al mercato unico europeo. Un mercato fondato su quattro libertà fondamentali, ricorda Junker, presidente della commissione UE: di circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali. Il Regno Unito sarebbe pronto, però, ad accettare soltanto gli ultimi tre principi, essendo deciso a mantenere il controllo sulla circolazione delle persone. L’obiettivo è quello di porre un freno alla consistente immigrazione da parte dei cittadini degli Stati membri dell’Unione verso il suolo britannico. Ma l’UE non ci sta. “Non ci sarà un mercato unico su misura”, tuona Junker. “Se il Regno Unito vuole continuare ad accedere al mercato unico europeo dovrà accettarne tutti e quattro i principi che ne sono alla base”.


Ma la polemica non si ferma qui. Al vertice dello scorso mercoledì si è discusso anche della scelta di Cameron di non ratificare immediatamente la volontà recedere dall’Unione attraverso la richiesta dell’attivazione dell’articolo 50 del Trattato UE, che stabilisce che “ogni Stato membro può decidere di recedere dall'Unione conformemente alle proprie norme costituzionali”. Londra, infatti, ha pensato di agire con cautela ed attendere il successore di Cameron, che dovrebbe essere nominato a settembre, in maniera da avere un premier ed un governo più forti al tavolo dei negoziati. Il futuro primo ministro, tuttavia, verrà eletto dal partito e non direttamente dal popolo, sottolineano alcuni. La soluzione sarebbe allora quella di indire nuove elezioni affinché a condurre le trattative che sanciscono l’uscita del Regno Unito dall’Unione sia un premier voluto dai cittadini, che ne tuteli pienamente gli interessi. Ciò significa che le trattative con l’UE non cominceranno prima della fine dell’anno. La dimensione di limbo in cui si trova il Regno Unito verrebbe così a prolungarsi, con gravi rischi per la sua economia. Secondo i trattati europei, infatti, i singoli Paesi membri non possono avviare negoziati o accordi commerciali con paesi esterni in maniera autonoma, senza l’approvazione dell’Europa. Un’Europa di cui il Regno Unito a breve non farà più parte ma di cui è tenuto a rispettare vincoli e regole almeno per i prossimi due anni, allorquando il meccanismo di uscita dall’UE dovrebbe essere concluso. In sostanza, il Paese rischia di rimanere paralizzato e di non potere siglare nuovi accordi con altri Stati per i prossimi due anni. Per di più, la commissione europea pare decisa a non volere avviare alcun tipo di trattativa prima della notifica di recesso. “No negotiation without notification”. Questo lo slogan lanciato da Junker, che riprende il motto usato dai coloni americani alla fine del ʼ700 durante la lotta per l’indipendenza dalla madrepatria.

Intanto, in Scozia dove la stragrande maggioranza dei cittadini ha votato Remain, riprendono vigore i movimenti separatisti che chiedono di poter rimanere in Europa. A tal proposito, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha chiesto ieri di incontrare il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. Anche Junker, che inizialmente aveva espresso la volontà di non riceverla per evitare di entrare in delicate questioni nazionali, l’ha inaspettatamente incontrata ieri mattina.

Anna Rita Santabarbara

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