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Il palloncino bianco di Mario Casagrande: una storia di amore e uguaglianza

Hamyna è tunisina. Ama la sua terra… quei colori e quelle tradizioni che la accompagnano da quando è nata la rendono felice, la fanno sentire appagata. Tuttavia, nonostante questo forte attaccamento alle sue origini, la miseria dilaga. Quando stringe la manina della sua bambina, la dolce Mayotte, sente una forza nuova, sconosciuta. Un istinto che sa un po’ di sopravvivenza e un po’ di voglia di vivere a mille, libera dalla stretta della povertà. Hanno visto la tv, a casa di uno zio, e l’Italia le ha un po’ chiamate a sé. Ed è per questo che intraprende un viaggio “della fortuna”, pur di arrivare nel Paese a forma di stivale, desiderosa di dare a quella sua piccola luce una vita diversa da quella che ha vissuto lei: vuole che studi, che abbia un lavoro remunerativo, che sia fortunata. Ma il viaggio non è certo come lo immagina lei.
“Tutti erano ammassati in pochi metri quadrati, con le facce spaventate da sembrare vittime pronte per il macello. Tutti erano sudati per il gran caldo emanato dalle lamiere. Una puzza di sudore acre, misto a un olezzo di piedi sporchi e orina, impediva di respirare.”


E pensare che, con i soldi dati agli sciacalli che dovrebbero portarla in salvo, sarebbe potuta sopravvivere ben due anni. Malgrado la paura, la tristezza e la forza di volontà che, nel trambusto della partenza, smette di essere così indissolubile, lei dà un bacio alla piccola e spera… in qualcosa di migliore, in un colpo di fortuna, in un Paese accogliente.
Nel frattempo, Mara e Tommaso mandano avanti la loro vita così come possono. Un bruttissimo incidente ha portato via la loro unica figlia, Alice, e il loro cuore non cessa di sanguinare.
“Il dolore si era impossessato del suo cuore, era entrato all’interno dei suoi pensieri, e come un tarlo aveva cominciato a scavare lentamente, mettendolo a dura prova con se stesso.”
Sono passati anni da quell’immensa perdita, ma ogni mattina Tommaso, appena sveglio, dà un bacio a quella foto… una foto che gli ricorda tempi migliori, tempi dove respirare non provocava tutto quel dolore. Legge spesso poesie, così certo che “le parole, le frasi, i versi delle poesie potessero giungere fino all’anima, per distribuirsi come un balsamo su ogni cuore,a nche il più addolorato.”
La loro unica speranza per un avvenire felice è riposta nella domanda di adozione. La burocrazia infinita, i controlli al limite del normale, le relazioni e le corse da assistenti sociali e psicologi… tutto, tuttavia, lascia presagire che non sarà così semplice.


Così, mentre i due coniugi stanno vedendo il loro sogno di essere nuovamente genitori quasi svanire, Hamyna e Mayotte sbarcano in Italia. Più che sbarcare, naufragano. Molti compagni di viaggio muoiono, vinti dalle onde che tutto portano via. L’equipaggio che le ha portate fin lì è composto da sciacalli, persone senza cuore pronte ad appropriarsi dei soldi di quei malcapitati che hanno affidato a loro la vita e il cuore. Non si rendono conto della malvagità insita nel loro modo di fare, nei loro gesti, nella loro crudele decisione, così come probabilmente non nutrono sensi di colpa per quei corpi, pallidi e freddi, che nuotano inermi nel mare freddo della morte.
I loro percorsi sono destinati a incontrarsi… prima o poi. Tra angeli e sogni premonitori, vicende e incontri casuali, noi leggeremo questo testo ricco di colpi di scena… un testo che rimarca come la religione e l’ideologia non contino, in questa nostra vita. Siamo umani, tutti con lo stesso cuore e la stessa voglia di avere una vita migliore. Abbiamo un Dio uguale, diverso o ne siamo proprio privi? Be’, non è certo una diversità negativa, una differenza da rimarcare con odio.
Importanti insegnamenti, che dovrebbero essere marchiati nel nostro cuore, ma che spesso, in questa vita colma d’odio, materialismo e gelosia, dimentichiamo, sono rimarcati nella vicenda. L’amore prima di tutto e sempre.
“Nella vita tutto passa, solo i gesti d’amore rimangono, germogliano silenziosamente restituendo felicità.”
Forze misteriose si affiancano ai protagonisti, in modo che possano trovare la propria strada, il proprio destino. Un destino che non è roseo per tutti – proprio no, anzi da una tragedia dovrà snodarsi il cuore della vicenda – ma che è inevitabile, imprescindibile.
Intanto, mentre l’angelo della piccola Giorgia vola su tutte le frasi, si pensa che è proprio magia, quella che permette alle persone di vivere oltre il tempo e lo spazio. Finché c’è ricordo, amore, pensiero, c’è vita. E lei vive… in tutto ciò che è e non è. In ogni minuto, in ogni ora, in ogni giorno. Una fatina che ci accompagna nel nostro cammino.
Chiudo con un passo tratto dalla poesia “L’ombra e la luce”, dedicata dall’autore, Mario Casagrande, ai suoi due angeli, Giorgia – la bambina che ha perso a causa del destino beffardo – e Anily – la piccola datagli in adozione qualche anno fa.
“Ovunque ti seguirò, io e te, immersi tra le infinite rotte della vita, coglieremo dalla tremolante danza del dolore, l’esatta direzione, per rinvenire la sola chiave del mistero. Quando attraverseremo, tenendoci per mano, la luce del tramonto, lo spirito invisibile del nostro Dio sarà lì ad aspettarci, felice di donarci, per sempre, la Sua luce, sarà la sola luce priva di ogni ombra. Guardalo… è accanto a te!”

AUTORE: Mario Casagrande
TITOLO: Il palloncino bianco
PAGINE: 303
EDITORE: ESPANSIONE GRAFICA
ANNO: 2010

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