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L’inquieta luce pittorica di Jan Vermeer, tra sogno e modernismo



Il mistero che avvolge la figura di Jan Vermeer vale anche per la data della sua nascita, sappiamo con certezza quando venne battezzato – il 31 ottobre 1632 – nella parrocchia protestante di Delft. Nonostante egli fosse cresciuto seguendo gli ideali spirituali dettati dalla chiesa luterana, il giovane sposò la cattolica Catherina Bolnes nel 1653 e questa scelta si rifletterà nei nomi dei figli della coppia e nelle tematiche affrontate nei suoi dipinti, basti pensare all’Allegoria della fede, in cui si spesso si rappresentano tratti della cultura religiosa cattolica quale l’Eucarestia. 

L’apprendistato dell’artista olandese iniziò nel 1647 e qualche anno dopo, era il 1653, divenne membro della Gilda di San Luca. Nel 1662 venne eletto capo dell’associazione. Alla sua morte avvenuta nel dicembre del 1675 Vermeer lasciò alla moglie e alla prole non pochi debiti, data la tragica situazione Catherina decise di vendere la casa e i dipinti del marito come pagamento dei debiti. 

Spesso introdotto nei manuali di storia dell’arte per la tecnica brillante e per i colori trasparenti, Vermeer utilizza il pointillé che punta a una resa vivida. La sua capacità artistica tende a considerare il soggetto come una natura morta con esseri umani. 

David Hockney sostiene che Vermeer, e altri pittori dell’epoca fiamminga, utilizzasse la camera oscura per definire con precisione chirurgica la fisionomia perfetta dei personaggi raffigurati e degli oggetti ben disposti sul dipinto. Basti pensare a L’astronomo, conservato al Museo del Louvre, o alla Fantesca che porge una lettera alla signora, presente alla Frick Collection di New York, per osservare attentamente i dettagli resi ‘reali’, quasi tangibili, all’occhio umano. 

(Fantesca che porge una lettera alla signora)

L’utilizzo della camera oscura servirà all’olandese per la precisione fotografica, che sarà riproposta in epoca barocca da Caravaggio o Velàzquez, e per gli effetto di luce che provocano a volta effetti di ‘messa a fuoco’ riuscita a volte bene e altre volte no (La Lattaia, o la celeberrima Ragazza col turbante ne sono testimonianza). 


La sorprendente qualità della tela si riscontra nell’utilizzo dei colori ad olio e nei pigmenti lucenti e saturi rintracciabili durante il XVII secolo. Le tonalità fortemente utilizzate sono il costoso, all’epoca, blu oltremare, usato a volte in purezza e altre volte mischiato ad altre colorazioni per fornire gradazioni di colore più o meno intense, o il giallo brillante utilizzato spesso nei costumi delle giovani fanciulle medio-borghesi. 

(Ragazza col turbante)
(La Lattaia)
I soggetti prediletti da Vermeer sono le donne dalle quali riesce a rappresentare l’intimità domestica e la dolce sensualità che traspare nelle faccende quotidiane. Egli le dipinge sempre nel suo studio, adesso si spiega la luce proveniente da sinistra in direzione delle finestre, in cui è facile ritrovare anche quel pizzico di umidità dell’aria proprio dei paesi del nord Europa. Molti sono gli ambienti borghesi rappresentati nei suoi quadri i quali esaltano i valori del lavoro, della famiglia, della cura dei figli e delle commissioni quotidiane. 

(Il Geografo)

Vermeer è il rappresentante di azioni semplicissime e pure come leggere una lettera, versare delle bevande in brocche, bere un calice di vino in cui l’ambiente sobrio e rassicurante diventa teatro della società seicentesca del vecchio continente.

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