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Ponte di Legno va a fuoco per Salvini

Camminando nella zona industriale della mia piccola grigia città, non ho potuto non notare, fra lo smog che sale e al cielo e la pioggia acida che scende sui campi, una sorta di ombra aleggiare sulle fabbriche e succhiare l’energia vitale dagli operai al lavoro. Quel coacervo oscuro ed impenetrabile noto come Sindacato, da decenni è aggrappato ai polpacci degli italiani e, sempre da decenni, continua a leccarci la pelle, mordendola e assaporandola nel suo povero splendore.

Vittima
A Ferragosto, ospizi e centri di recupero sono confluiti a Ponte di Legno per assistere allo show estivo del noto stand up comedian Matteo Salvini. Fra gli sketch più esilaranti di questo cabarettista in fulminante ascesa ricordiamo il paragone fatto tra la Presidentessa della Cameressa dei Deputati e delle Deputatesse, Laura Boldrini, e una bambola gonfiabile.
Fonte: corriere.it
Matteo, però, non si è presentato al pubblico in visibilio vestito dei suoi soliti panni ma ha indossato una polo delle Sacre e Inviolabili forze dell’ordine, un esercito di angeli della morte affermatosi globalmente per i suoi modi particolarmente violenti, e per la sua efficacia.
A quanto pare, prima di salire sul palco, il leader della Lega (associazione etnica di operatori ecologici, o di operatori ecologici etnici) ha anche strofinato grandi quantità di peperoncino sulle natiche delle più alte cariche sindacali.

Pulpito
I Sindacati, che hanno sempre molto da fare, hanno messo in pausa Manu Chao per esprimere il loro disappunto nei confronti del buon Matteo.
Giù le mani dalla divisa, dicono, e lo fanno con rabbia e disgusto, come se la Lega avesse colonizzato l’America Latina o riesumato Mussolini con l’intento di farlo impagliare e spedirlo in paradiso con un F35.
I sindacati tengono molto al valore simbolico delle cose, almeno la metà di quanto tengono a quello materiale, delle cose.
Salvini avrebbe potuto replicare che i sindacati dovrebbero avere di meglio di fare che cercare di dare un significato ai deliri di un quarantenne con i baffi, come fornire il proprio supporto ai lavoratori o amministrare i soldi contenuti nelle casse sindacali, che sono precisamente… non lo sappiamo.
Trasparenza, siempre.



Sentenze
Dopo essermi fatto un’idea generale di quello che stava succedendo dai vari telegiornali, volevo aggiornarmi sulle opinioni dei maggiori giornali italiani.
Su Repubblica.it ho letto una breve ma noiosa accozzaglia di luoghi comuni datata 16/08/2016. Il giornalista (Custodero) inizia spiegando l’accaduto, condito con un po’ di critica (originalissima) a Salvini e alla Lega in generale. Parla delle frasi “vagamente golpiste” del segretario (non so da quale fonte arrivi quel vagamente golpiste, magari l’udito acutissimo del giornalista ha captato frasi che agli altri sono sfuggite).
Dopo aver riportato la risposta di Romano Felice, che non è il nome utente di un romano in cerca di prestazioni sessuali ma cognome e nome del segretario del Siulp, primo sindacato italiano e, nel tempo libero, marca di ghiaccioli al tamarindo dal nome onomatopeico; dopo aver riportato la risposta di Romano Felice, dicevo, che ci informa di come “indossare la divisa della polizia è reato”, Custodero passa nuovamente all’attacco.
Il repubblichino sbalordisce i lettori di tutto il mondo con una frase pungente e ben assestata, ma soprattutto inedita. Cito: “Conosciamo tutti la golardia di Salvini e sicuramente questa uscita è una delle tante che fa per catturare il consenso e parlare alla pancia degli italiani scontenti dalla crisi, dalle difficoltà economiche.” Ahi, colpo difficile da incassare.
La sinistra, si sa, non parla alla pancia degli italiani; non è populista e demagogica. Pensato un po’, non vuole neanche vincere le elezioni. La sinistra parla al cuore, ma purtroppo il cuore è sordo.
Non ero pienamente soddisfatto, perché l’articolo era abbastanza regolare nel suo insieme. Niente di trascendentale; ben scritto, efficace. Ho cercato allora qualcosa di più spinto, di più hard.
Anche su questo fronte però, delusioni. La casa del gossip© (conosciuta su internet come Libero Quotidiano), fra un sondaggio e l’altro ha pubblicato un articolo molto tranquillo. La casa del clickbait (=titolo ingannevole attira-lettori; meccanismo mutuato alle prostitute che scendono dal marciapiede per farsi vedere per prime) invece, Il Giornale, affiliata a Libero per modus operandi, non avevo voglia di controllarla, anche perché stavo pregustando l’articolo del Manifesto sull'argomento.
Apro da Google la pagina con l’articolo e mi trovo davanti un form per l’iscrizione al sito che consentirà di leggere (sedetevi, potreste svenire) ben otto articoli al mese. Visibilmente scoraggiato, compilo il questionario e lo sottopongo più volte, ma vedendo una scritta rossa ogni volta ho supposto ci fosse qualcosa di sbagliato. Ma ripensandoci, magari era solo una scritta rossa.
Una scritta alla memoria.

Angelo Cataldo

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