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Regno Unito, uno studio misura il “livello di infelicità” dei giovani: il risultato è allarmante

Il Regno Unito è la terra delle opportunità. O almeno così la pensano i giovani italiani che ogni anno fanno le valigie e si dirigono oltre la Manica. Un’isola felice in cui il lavoro non manca, le prospettive di carriera sono tra le più allettanti d’Europa e lo stile di vita è libero da ogni forma di conformismo. I giovani inglesi, però, non sono molto d’accordo. Secondo uno studio condotto dalla agenzia Children’s Society, il 14% delle ragazzine inglesi tra i 10 ed i 15 anni si sono dette del tutto infelici della propria esistenza. In particolare, lamentano di sentirsi brutte e senza valore. La società di ricerca, che ha condotto l’indagine su 40.000 famiglie intervistando i minori oggetto d’analisi, ha rivelato che il “livello di infelicità” negli adolescenti (maschi e femmine) si è abbassato dell’11% tra il 2009 ed il 2014. Le ragazzine, certamente più sensibili durante quest’età particolare della crescita, sono più infelici dei loro coetanei di sesso maschile


“Questi dati non possono essere sottovalutati e liquidati come uno stato emotivo passeggero dovuto agli ormoni ed al naturale corso della crescita. È piuttosto un fenomeno a cui dobbiamo guardare seriamente”, ha detto Lucy Capron, membro del comitato che si è occupato della ricerca, in un’intervista alla BBC. Tra le cause preponderanti che fanno soffrire le adolescenti vi è l’aspetto fisico. Il 34% delle ragazzine intervistate hanno ammesso di non essere soddisfatte del proprio corpo e di sentirsi “tremendamente brutte”. 


Inferiore la percentuale tra i ragazzi: solo il 20% ha lamentato questo disagio. Quando viene chiesto loro cos’è che scatena tale reazione di rifiuto verso se stessi ed il proprio aspetto, molti di loro menzionano i social. “Non mi sento a mio agio quando le persone mi giudicano. A scuola, ad esempio, tutti postano foto sui social credendo di essere perfetti e pretendono che anche gli altri li ritengano tali”, spiega Megan, 12 anni. “Ovunque ti giri trovi celebrità: magre, bionde, con i denti perfetti, i capelli perfetti e persino le sopracciglia perfette. Sembra una follia però cominci a pensare di dovere necessariamente essere come loro anche se sai che le loro immagini, o almeno molte di esse, sono del tutto finte”, aggiunge Natalia, 15 anni.
Facebook ed i social network contribuiscono quindi, secondo lo studio svolto, in maniera determinante a far sentire poco o per nulla carine le giovani adolescenti inglesi

Le più tipiche manifestazioni di questo disagio secondo i ricercatori sono il rifiuto di determinate parti del corpo definite sgraziate in rapporto alle forme perfette diffuse dalle tv e dai social, l’additare se stessi o gli altri come brutti e grassi, l’affermare di sentirsi poco carini rispetto ai coetanei, il rifiuto del cibo per timore di mettere peso. Forme, chili di troppo, aspetto, look. Su queste categorie si fionda l’attenzione degli adolescenti in una società in cui l’apparenza regna sovrana. Il “sembrare” è un imperativo categorico che calpesta e annienta ogni tentativo d’espressione o affermazione da parte dell’ “essere”. Si tende, insomma, sempre più a dimenticare se stessi e la propria identità per confondersi nel un magma indistinto e senza volto della società di massa, in cui ognuno vive di riflesso rispetto agli altri. “Il rischio è che questi disagi adolescenziali potrebbero trasformarsi in disturbi alimentari o sfociare in depressione in età adulta”, spiega il Dottor Jacqueline Harding, docente e studioso dello sviluppo dell’infanzia alla Middlesex University di Londra. Una possibile soluzione al disagio potrebbe essere quella di individuarne le cause. Molti adulti ossessionati dalle immagini e dagli stili alimentari promossi dai media, infatti, tendono a trasmettere una cattiva percezione del proprio corpo ai figli. In questi casi, spiega il professor Harding, sarebbe bene che i genitori incoraggiassero i propri bambini nel compiere azioni gentili verso gli altri piuttosto che focalizzare l’attenzione sul proprio aspetto.
A tale scopo, l’agenzia britannica autrice dello studio ha richiesto supporto e aiuto al governo per educare le nuove generazioni a valori più autentici e duraturi.

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