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Renzi fa retromarcia sulle dimissioni: “Comunque andrà il referendum, si vota nel 2018”

Credibilità, fiducia, trasparenza. Queste le parole più amate ed utilizzate dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante il suo mandato. Eppure oggi questi vocaboli appaiono più simili a filastrocche di accompagnamento a slogan e promesse vuote e senza valore.
Durante il suo intervento alla Versiliana avvenuto ieri, 21 agosto, il premier ha affermato che “si vota nel 2018 comunque vada il referendum”. Colpo di scena che crea non poche polemiche tra l’opposizione circa la credibilità del governo. Lo stesso Renzi, infatti, aveva più volte dichiarato nei mesi scorsi che in caso di esito negativo delle consultazioni si sarebbe volontariamente dimesso. Anzi, aveva incentrato la sua campagna per il SI proprio su questo elemento, ribadendo nella conferenza stampa di fine anno 2015 che in caso di sconfitta avrebbe “considerato fallita la sua esperienza in politica”. A due mesi dal voto, con grande sorpresa, si rimangia tutto e fa marcia indietro, pronto anche a stringere la mano ai suoi nemici pur di salvare la poltrona. 


“Dobbiamo liberarci della scimmia Berlusconi che è sulla nostra spalla, incombente e condizionante”, gridava Matto Renzi nelle vesti di sindaco di Firenze il 2 aprile 2009, invocando la necessità di costruire un nuovo PD “senza dinosauri”. Ma i dinosauri non sono mai andati via, probabilmente si sono semplicemente trasformati. Consapevole di ciò, l’astuto Renzi porge la mano al centrodestra e a quella parte di sinistra scettica rispetto alle sue riforme. E fa di più. Chiede addirittura scusa a Silvio Berlusconi ricordando un episodio seguito alla Conferenza Stampa conclusiva del vertice dei 27 Capi di Stato dell’Unione Europea tenutosi a Bruxelles nell’ottobre 2011. “Allora Presidente del Consiglio era Berlusconi… vi ricordate l’immagine di Sarkozy e della Merkel che sorridono? Ecco, oggi la situazione è cambiata, l’Italia è tornata nel gruppo di testa, l’Italia sta tra i paesi che decidono, però la partita è tutta da scrivere ancora…”. “Probabilmente anche noi quando sorridevamo di Berlusconi abbiamo sbagliato. E contemporaneamente dico che c’è un gran bisogno che l’Italia tutta intera possa portare un suo contributo perché l’UE non sia solo tecnocratica”.
Insomma, un gran bel volta bandiera quello di Renzi che, evidentemente preoccupato per l’esito del voto sul referendum costituzionale, non esita a cercare compromessi e a tentare di ricucire i rapporti con i suoi avversari nel folle tentativo di salvare la credibilità del suo governo. Un governo che, tuttavia, fa acqua da tutte le parti. Contrariamente a quanto divulgato dal premier e dalle televisioni, il malcontento dei cittadini è alle stelle. La tassazione è in continuo aumento. Le bollette per le utenze, tra le quali si ricorda l’odiosa IMU nonché il canone RAI in bolletta, sono in costante crescita annua. Centinaia di piccole imprese continuano a chiudere i battenti ogni giorno. 81 sono i suicidi per ragioni economiche registrati nel primo semestre del 2016. Migliaia di giovani lasciano ogni anno con un groppo alla gola il proprio Paese per cercare lavoro all’estero. Molti lo trovano e diventano contribuenti di uno Stato straniero al quale non solo versano tributi ma regalano anche eccellenti competenze in ogni settore lavorativo. I flussi migratori continuano ad aumentare. Nel 2014 sono sbarcati in Italia 170.100 profughi. Di questi solo 66.066 risultano residenti in centri di accoglienza nel dicembre dello stesso anno. Degli altri non si sa più nulla. Nel 2015 le coste italiane continuano ad essere assalite: 153.842 sbarchi. Anche in questo caso, al 30 dicembre 2015 risultano presenti in strutture di accoglienza solo 103.792 persone. E nel 2016 la situazione non sembra migliorare: tra il 1 gennaio ed il 31 luglio sono approdati in Italia 93.611 richiedenti asilo.
Allo stato attuale, è dunque possibile considerare fallita l’esperienza politica di Renzi? Non del tutto. Una voce fuori dal coro c’è, ed è quella delle banche che continuano ad ottenere agevolazioni e dilazioni. Prime tra tutte Banca Etruria che, contrariamente a quanto affermato dal governo, non ha ancora ripagato un centesimo ai risparmiatori truffati.


Anna Rita Santabarbara

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