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Si combatte ancora al confine tra Siria e Turchia

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Vanno avanti senza sosta i combattimenti al confine tra Siria e Turchia e tante cittadine come Jarablus e Manbij sono state strappate al sedicente Stato islamico e riconquistate.



Una guerra logorante
Gli scontri tra esercito regolare siriano, aiutato negli ultimi tempi dai militari turchi e miliziani islamisti hanno inflitto gravissime perdite alle milizie del sedicente Califfato, ma anche tra i civili; secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero già quaranta gli innocenti che hanno perso la vita.
Il governo turco del Presidente Erdogan si sta impegnando molto negli ultimi tempi nella lotta al terrorismo internazionale e sta approfittando della situazione per tenere a freno le ambizioni dei curdi che, forti delle loro vittorie contro i miliziani jihadisti, vorrebbero creare uno stato curdo autonomo alla fine delle guerra.
Quello che Ankara teme di più è proprio la creazione di una entità statuale autonoma ostile alla Turchia a ridosso dei suoi confini e vuole impedire che i curdi riescano ad unire tutti i territori in cui costituiscono la maggioranza etnica in Siria, Iraq e nella stessa Turchia.


Erdogan ha accusato le milizie curde di pulizia etnica e ha intimato loro di ritirarsi il più in fretta possibile; il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato: “ Le milizie curde dell'Unità di protezione popolare stanno compiendo una vera e propria pulizia etnica. Devono ritirarsi ad est dell'Eufrate altrimenti saranno un obiettivo”.
La tensione tra i turchi e i curdi è alle stelle e anche nella stessa Turchia i curdi sono scesi in piazza per reclamare la fine della persecuzione e della discriminazione di cui sono da sempre oggetto da parte dei turchi.
Nella serata di sabato quattro razzi sono stati lanciati contro l'aeroporto della città a maggioranza curda di Diyarbakir; per fortuna non ci sono stati feriti o vittime ma lo spavento tra la popolazione è stato tanto. Secondo i curdi i razzi sono stati lanciati dalle forze armate turche, mentre secondo Erdogan il lancio sarebbe opera di miliziani islamisti oppure di ribelli interni alla stessa comunità curda.

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