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Buon compleanno, Silvio! Dopo vent’anni, regalo migliore non ti poteva capitare

Sembra che, nonostante le buone intenzioni di abbandono, il fantasma di Berlusconi si aggiri ancora intorno a noi. In un’intervista al settimanale Chi, l’ex presidente del Consiglio ha infatti dichiarato che intende farsi da parte per dedicare più tempo alla famiglia: “Nella mia vita non ho mai pensato all’età. Poi, improvvisa, è arrivata la malattia. Con l’operazione che ho subito è arrivata forte la consapevolezza che sono un uomo di ottant’anni”. 


Il tramonto del Presidente era nell’aria già da diverso tempo: vedi mai che sia questa la volta definitiva. Stiamo sempre parlando però di uno “abituato a mentire come respira”, esattamente come lo descriveva Montanelli, dunque mai fidarsi. Ma se anche dovesse decidere una volta per tutte di abbandonare l’attività politica, il suo fantasma non si aggirerà inosservato. Perché il berlusconismo è entrato fortemente nella vita del Paese, cambiando totalmente la mentalità degli italiani. Berlusconi è arrivato subito dopo Tangentopoli, dove la credibilità dei partiti era sotto lo zero. Nel 1994, a tutti i candidati di Forza Italia, faceva firmare questa dichiarazione giurata: “Dichiaro: 1) di non avere carichi pendenti; 2) di non aver ricevuto avvisi di garanzia; 3) di non essere stato e di non essere sottoposto a misure di prevenzione e di non avere a mio carico procedimenti in corso”. So che molti si staranno chiedendo: come avrà fatto a fare le liste senza nemmeno un condannato? Bene, una volta ci è riuscito. In più, sempre in quella campagna elettorale, esaltava le figure dei giudici Falcone e Borsellino e dell’allora magistrato Antonio Di Pietro. L’esito di quelle elezioni fu la vittoria del Polo guidato da Berlusconi. Nella campagna elettorale del 2008, quattordici anni dopo, Berlusconi riuscì a vincere nuovamente le elezioni affermando l’esatto contrario di ciò che sosteneva nel '94: abbasso Di Pietro, viva Vittorio Mangano (stalliere di Berlusconi condannato al Maxiprocesso per traffico di droga, mafia e omicidio). Lui era sempre lo stesso. Allora, però, certe cose non le poteva dire. Solo così è riuscito a cambiare il DNA di noi italiani. Che, di fatti, ci siamo cascati un’altra volta.

Il ritorno del ponte sullo Stretto

Tra le innumerevoli promesse fatte durante i governi di centrodestra, indelebile sarà quella del ponte sullo Stretto di Messina. Sembrava ormai dimenticato (per fortuna), e invece eccolo qua: il ponte sullo Stretto è tornato. Almeno a parole, come sempre. Il premier Renzi infatti, in occasione dei 110 anni del gruppo industriale Salini Impregilo, l’asso pigliatutto delle grandi opere in Italia, ha rilanciato la proposta della più celebre grande opera che “porterà 100 mila posti di lavoro”. Già da questa dichiarazione si può notare come il renzismo sia il naturale prosecutore del berlusconismo, sia sui posti di lavoro annunciati ad minchiam che sulle grandi opere costruite anch’esse ad minchiam. Basta fare due conti: il ponte sullo Stretto sarebbe lungo circa il doppio di quello di Brooklyn (costruito alla fine dell’Ottocento) che ha necessitato della mano d’opera di 600 operai. Raddoppiando dunque il numero degli operai, arriviamo a 1200: questa sarà la reale mano d’opera necessaria per la costruzione del ponte sullo Stretto. Gli altri 98.800 posti di lavoro Renzi da dove pensa di tirarli fuori? La questione più importante, però, al di là delle balle, è la sicurezza. Quella dello Stretto di Messina è una zona con il più alto livello di attività sismica ed è costantemente sottoposta a forti correnti marittime ed aeree. Proprio il posto ideale per una grande opera in un Paese dove le norme antisismiche per l’edilizia non vengono mai rispettate. Infine, come tutte le grandi opere, il problema sono i costi. Si è appena chiusa la vicenda sulle Olimpiadi di Roma 2024, sulla quale ho scritto un articolo proprio per ribadire il concetto che il problema sono le spese prima che i ladri. Ma si può citare per esempio il TAV Torino-Lione: una tratta riservata ai treni merci (dunque neanche per le persone) per raggiungere mezz’ora prima (alla faccia!) Lione. Parliamo anche in questo caso di una grande inutile opera che costerà oltre 26 miliardi di euro. Ecco, anziché fingere di abolire il Senato annunciando continui falsi tagli ai costi della politica, perché Renzi non rinuncia al TAV Torino-Lione e al ponte sullo Stretto risparmiando davvero qualcosa? Oppure sta a vedere che forse qualche ladruncolo che si aggira tra i cantieri c’è.

Il nuovo “contratto con gli italiani”
Continuando questo effetto déjà vu che la politica italiana ci regala, un altro episodio degno di nota è il famosissimo “contratto con gli italiani”. Nella campagna elettorale del 2001 Berlusconi, ospite a Porta a porta, firmò un contratto che recitava così:
"Silvio Berlusconi, nel caso di una vittoria elettorale della Casa delle Libertà, si impegna, in qualità di Presidente del Consiglio, a realizzare nei cinque anni i seguenti obiettivi:

- Abbattimento della pressione fiscale:
con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui;
con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui;
con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui;
con l'abolizione della tassa di successione e della tassa sulle donazioni.

- Attuazione del "Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini" che prevede tra l'altro l'introduzione dell'istituto del "poliziotto o carabiniere o vigile di quartiere" nelle città, con un risultato di una forte riduzione del numero dei reati rispetto agli attuali 3 milioni.

- Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese.

- Dimezzamento dell'attuale tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di posti di lavoro.

- Apertura dei cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti dal "Piano decennale per le Grandi Opere" considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche, e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni.

Nel caso che al termine di questi 5 anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche.

In fede,
Silvio Berlusconi

Dati alla mano, nessuno dei cinque punti del contratto è stato rispettato: le aliquote non sono mai state introdotte, la pressione fiscale è scesa soltanto dello 0,1% mentre l’abolizione della tassa di successione è entrata anche per i redditi oltre i 350 milioni di vecchie lire, così da favorire le successioni della famiglia Berlusconi (legge ad personam); il numero di reati, soltanto nei primi due anni di governo, è aumentato del 20,1%; le pensioni sono state aumentate solo a chi aveva più di 70 anni e con un reddito cumulativo di coppia non superiore a 6.800 euro;alla fine della legislatura era stato raggiunto il 21,4% degli investimenti previsti riguardo le infrastrutture; non vi fu alcun dimezzamento della disoccupazione (dal 9,9% iniziale al 7,1% a fine legislatura) né il raggiungimento del famoso milione e mezzo di nuovi posti di lavoro (ambiguo peraltro, poiché nel contratto non era specificato se riguardava solo i contratti a tempo indeterminato o se rientravano anche quelli a tempo determinato). 
Sulla strada di Berlusconi, tre giorni fa, si è mosso il leader della Lega Nord Matteo Salvini. Ospite della trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, Salvini ha stipulato quello che è stato ribattezzato un nuovo patto con gli italiani. “Prenderò un voto in più di Matteo Renzi”. Questo è il testo firmato dal segretario del carroccio. Più che un contratto, un pizzino con gli italiani. E anche molto basilare: soggetto sottinteso, predicato, complemento oggetto e complemento di specificazione. Forse perché da Salvini è difficile ottenere di più. In ogni caso non c’è alcun impegno politico, solo la convinzione di riuscire a diventare il protagonista di un film dell’orrore intitolato “Governo Salvini”. Anche se, guardando i sondaggi, la Lega Nord è inchiodata al 12%. Per vincere dunque (contrariamente a ciò che disse) deve imbarcare anche Berlusconi e Giorgia Meloni. Ma anche così non funzionerebbe. Di fatti, se il centrodestra dovesse andare al ballottaggio, perderebbe sia contro il PD che contro il M5S. Salvini però ha sempre detto che non guarda i sondaggi, non gli interessano. Peccato, perché se li guardasse scoprirebbe che imbarcando anche Alfano (tanto lo fa già nelle regioni e nei comuni) arriverebbe in testa già al primo turno, e dunque con qualche speranza in più per il ballottaggio. Meglio così però. Che continuasse a non guardarli, i sondaggi. Ci risparmieremmo il film dell’orrore.

Matteo Menegol

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